“Un posto nel mondo” lo trovi anche sul territorio

Presentata alla sede del Cesvov la settima edizione della manifestazione dedicata a coloro che non hanno voce

Due monaci tibetani che camminano su un vecchio ponte di legno alla ricerca, forse, di pace e di sapienza, è la suggestiva immagine scelta dagli organizzatori di “Un posto nel mondo”, la rassegna giunta al suo settimo anno che, una volta all’anno, dà voce a coloro che non contano, a chi affronta tutti i giorni disagi e povertà, a chi guarda noi come ultima ancora di salvezza, ma anche a quelli che continuano a pensare che un altro mondo è possibile e per questo si impegnano.
  
Percorsi di cinema e documentazione sociale” che, dal 31 ottobre al 5 dicembre, attraverso pellicole, dibattiti, spettacoli e workshop ospitati a Varese, Gallarate, Tradate, Samarate, Angera, Sesto Calende, cercano di dare più visibilità al mondo del volontariato, proprio quel mondo che opera nel silenzio e che spesso viene ignorato dal mondo dei media. Percorsi culturali e di approfondimento, ribadisce Giulio Rossini, direttore di Filmstudio ’90, una delle realtà che organizzano la rassegna, “vogliono mantenere ad ogni costo il loro radicamento nel territorio, ma nello stesso tempo continuano a dimostrare, caso unico in Lombardia, che si può anche rivolgere lo sguardo lontano, oltre i confini locali, per interrogarci sul Sud del mondo e sulle sue contraddizioni”.
 
Diversi gli sguardi sulla dura realtà contemporanea. C’è la l’universo dell’immigrazione che si affaccia nella rassegna con la sfida contro l’emarginazione dei ragazzi di “Cover boy” del regista Carmine Amoroso (al Filmstudio di Varese 31 ottobre e 1 novembre, al Grasi di Tradate il 6 novembre) e con dei Dardenne in stato di grazia, quelli della pellicola “Il matrimonio di Lorna”, dedicata alle strategie di sopravvivenza di una ragazza albanese (stesso luogo, dal 7 al 10 novembre). Riflettori accesi anche sul mondo del lavoro, quello delle tute blu e dei giovani precari dei call-center, con il controverso “In fabbrica” di Cristina Comencini (il 21 novembre alla Sala Acli Don Rimoldi di Gallarate) e il bellissimo (e di scarsa circolazione) “Parole sante”, dell’attore e regista romano Ascanio Celestini (alla Sala consigliare di Angera il 26 novembre). Non manca neppure l’emergenza-rifiuti, tra discariche abusive ed ecomafie, di “Biùtiful Cauntri” (il 2 dicembre al Nuovo di Varese).
 
Al carcere e ai suoi problemi è dedicato il tradizionale forum organizzato dal Cesvov, altra realtà che ha organizzato la manifestazione, dal titolo “Carcere e società civile” (presso lo stesso Cesvov di Varese, il 27 novembre). Un dibattito aperto dal video girato dai filmaker Massimo Lazzaroni e Mauro Colombo, che ha per titolo “Via per Cassano 102” (l’indirizzo del carcere di Busto), storie di colpa e di una riabilitazione resa possibile dai volontari che lavorano in carcere con i detenuti. “Il carcere dovrebbe essere un luogo di riabilitazione, offrire una seconda opportunità – dice Maurizio Ampollini, direttore del Cesvov -, ma si tratta spesso di un cammino difficile, che si scontra con mille problemi burocratici”.
 
Due, infine, i workshop che si svolgono presso Filmstudio di Varese, rivolti a videomaker, studenti e operatori sociali: uno guidato da Enrico Pau (il 29 novembre dalle 15 alle 18) e uno diretto da Giovanni Piperno (il 5 dicembre, dalle 18 alle 20), il regista di “Cimap! Cento italiani matti a Pechino”, il film sul viaggio di 77 malati di mente in Cina che lo stesso giorno, presso il cineclub varesino, sarà proposto (alle ore 21), offrendo alla pellicola una possibilità che la distribuzione tradizionale continua a negarle nonostante il successo al Festival di Locarno.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 21 ottobre 2008
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