Università bloccate contro la legge 133, nessuno ne parla

Una studentessa gallaratese a Pisa parla di una realtà ignorata dai media. Le occupazioni e le manifestazioni contro la legge che riordina le università in molti atenei

Gentile Redazione di Varesenews,

sono una studentessa del gallaratese iscritta al secondo anno di Lettere all’università di Pisa. Con queste righe vorrei, innanzitutto, ringraziarvi e complimentarmi con voi per aver dato una qualche risonanza allo stravolgimento radicale che il disegno di legge 112, ora legge 133/2008, sta provocando all’interno del nostro sistema scolastico pubblico, risonanza che non è stata assolutamente avvertita in quotidiani e telegiornali nazionali.
Vorrei, inoltre, portare alla luce quello che sta succedendo in moltissimi atenei italiani, ormai da giorni, e che nessuno sa. In particolare, tengo moltissimo a raccontare quello che di persona sto vivendo qui a Pisa, sede di una università prestigiosa e di antica tradizione: a partire dall’inizio ufficiale delle lezioni, il primo ottobre scorso, in tutte le Facoltà si sono tenute assemblee plenarie per discutere la questione della legge 133 e prendere provvedimenti concreti per cercare di bloccarne l’attuazione, in particolare in vista dell’approvazione della Finanziaria targata Tremonti, che darà a tutti noi il colpo di grazia. Oggi pomeriggio, in una delle piazze più famose di Pisa, migliaia di studenti, docenti, dottorandi, ricercatori e dipendenti tecnico-amministrativi del nostro Ateneo si sono riuniti per cercare di salvare l’università pubblica dal colpo di grazia.
In particolare, noi studenti di Lettere e Filosofia sappiamo che saremo i primi a restare sotto i colpi dei tagli di finanziamento: quale ente privato può desiderare di prendersi carico di una Facoltà il cui sapere ha un carattere dichiaratamente educativo e non direttamente pratico? Morirà la Letteratura, morirà la Filologia, la Storia, moriranno le discipline specialistiche e i piccoli dipartimenti di cui Pisa va giustamente orgogliosa, perché leader in campi di sapere meno conosciuti, quali l’Egittologia, per esempio.
Oggi l’Università di Pisa ha bloccato l’Università di Pisa: senza studenti, docenti e ricercatori non esiste l’Università. Il Rettorato e uno dei Poli Didattici sono già occupati. E non parlo di una situazione solo pisana:
quanti italiani che guardano il tg sanno  che a Firenze ci sono già delle Facoltà bloccate? E che alla Sapienza, l’ateneo più grande d’Europa, con decine di migliaia di studenti, il Rettorato è già stato occupato da giorni? Quasi nessuno, io credo. Perché vogliono farci sentire soli, e ci stanno riuscendo.
Questo provvedimento vuole farci diventare un’impresa. Un’azienda al servizio di consigli d’amministrazione. Io per prima ho paura di vedere fermo l’anno accademico, di non poter andare a lezione o dare l’attacco ai miei ultimi esami prima della tesi. Ho paura perché sono una studentessa normale, una che frequenta e dà esami. Non faccio parte di nessun collettivo, non sono rappresentante degli studenti, non milito in nessun movimento. Ma penso che non si possa non prendere una posizione, in una situazione così pericolosa per il futuro di tutti noi, che, mi sembra già di saperlo, siamo i cervelli che fuggiranno dall’Italia. Già mi vedo, laureata in Linguistica dopo anni di lavoro, trovare solo porte chiuse, bussando a casa della Ricerca.
E vedo i figli della gente comune non avere le stesse possibilità che ho avuto io, perché i consigli di amministrazione hanno eliminato i tetti massimi per il pagamento delle tasse. Vedo università che chiudono per mancanza di fondi. E vedo un intero Paese precipitare in un baratro di ignoranza tanto più profondo e grave, quanto auto provocato e accettato senza colpo ferire.
Cordiali saluti.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 08 ottobre 2008
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