World School Forum: il giro del mondo… in cinque ragazzi

Varesenews incontra alcuni protagonisti dell'evento in corso all'ITC Tosi. Al centro, il tema dell'alimentazione: ma soprattutto la scoperta della comune umanità, l'abbattimento di pregiudizi e tesi preconcette

Un mondo di differenze, eppure segnato da sorprendenti affinità. Che sono poi quelle basilari della comune umanità. Lo stanno scoprendo, crescendo letteralmente giorno dopo giorno, i ragazzi delle scuole superiori di tutto il mondo che stanno prendendo parte allo World School Forum, l’evento promosso quest’anno a Busto Arsizio presso l’ITC Enrico Tosi. Tema delle due settimane (fino al 1° novembre) di fitti incontri e dibattiti fra ragazzi e docenti è l’alimentazione con tutte le tematiche ad esso legate. Circa un centinaio gli studenti e docenti partecipanti: vengono oltre che dall’Italia da Cina, Finlandia, Canada, Germania, Giappone, India, Indonesia, Corea, Macau, Nuova Zelanda, Romania, Sri Lanka, Sud Africa, Thailandia, Taiwan, Turchia, Regno Unito, Stati Uniti d’America.

Difficile dare conto di tanta complessità, ma Varesenews ci ha provato con un breve “Giro del mondo in cinque ragazzi”, per dare un’idea del clima del WSF e dei suoi giovanissimi protagonisti. La giapponesina Rei, piccola e sorridente, Khuliso, sudafricano di Johannesburg dal volto serio che sembra riflettere le lunghe sofferenze della sua gente, Hamish, neozelandese di New Plymouth, Matthew, americano del Tennessee, e la romena di Iasi Magda, poliglotta con perfetto inglese e ottimo italiano ci hanno raccontato – rigorosamente nella lingua di Shakespeare – le loro esperienze di questi giorni.

«È completamente diverso che a casa» racconta Hamish. «La Nuova Zelanda è una nazione giovane, è nata nell’Ottocento. Qui vai in giro e scopri edifici e monumenti molto antichi, una tradizione radicata, una storia. Si vede che un tempo questo Paese fu davvero l’avanguardia anche tecnologica del suo tempo, non era facile costruire certi capolavori…». Gli fa eco Rei: «Ci piacciono proprio i vostri monumenti storici, da noi in Giappone ce ne sono molti meno. Poi l’ambiente è molto diverso, da noi in Giappone è così affollato». Qui, anche una delle zone più urbanizzate e cementificate d’Europa a paragone le sembra un parco. «La gente poi è così amichevole ed ospitale».

Ovviamente non si può non finire a parlare di cibo, argomento che scatena il consenso generale: «The canteen here at the scool is remarkable» (la mensa qui alla scuola è notevole) confessa Matthew, «mangio sempre troppo. Siamo stati portati a visitare un po’ la zona, e in tutte le varie eateries (ristoranti) abbiamo sempre mangiato benissimo… vera cucina italiana e anche vera pizza originale, buonissima, altro che le imitazioni!» Magda analizza invece i modi differenti di mangiare e rapportarsi al cibo, dal tipo di cottura ai riti nel servirlo. «Food is complex», il cibo è complesso, dice: e potrebbe essere benissimo il motto dello World School Forum. Il cibo italiano piace quasi a tutti. Solo gli amici indiani «per mangiarlo hanno bisogno di arricchirlo con spezie varie, altrimenti gli risulta insipido». Sempre Matthew innalza le più alte lodi all’ospitalità delle famiglie della zona che stanno ospitando questi ragazzi: «Sono meravigliosi. Io ero molto nervoso alla prospettiva, sai non parlo una parola d’italiano o quasi, ma non me lo fanno pesare assolutamente…»

Khuliso ci spiega come funziona il lavoro che stanno svolgendo ragazzi e insegnanti. Si sono divisi in tre gruppi, rispettivamente su organismi geneticamente modificati, uso umano dell’acqua, filiera corta dei prodotti. Una discussione aperta,fatta anche, aggiunge Magda, con dei “mock trials”, dei “finti processi” quasi teatrali in cui si assumono ruoli: favorevole o contrario, e si bilanciano le varie tesi. «Prima del forum» ci dice Khuliso, «non conoscevamo specificamente quanto diversi fossero questi argomenti, abbiamo approfondito e appreso molto. Non ci bastano pochi giorni per raggiungere conclusioni o avanzare idee specifiche, ma abbiamo aperto le nostre menti».

Non c’è un modello di comportamento “ecologicamente corretto” valido per ogni angolo del modo, questa sembra una dlele lezioni più importanti che Magda ci confida di aver appreso. «Sull’acqua» dice Rei, «ci sono Paesi che ne hanno fin troppa e chi invece patisce carenze. Meglio l’acqua in bottiglia o quella del rubinetto? è una tipica domanda da Paesi sviluppati». A identica conclusione giunge Khuliso, rilevando asciutto che «il problema della qualità e sicurezza dei cibi c’è, purtroppo per molti Paesi il problema è ancora di avere qualsiasi cosa da mangiare».

La scoperta delle differenze è fondamentale, e abbatte gli integralismi del pensiero, incluso quello del politicamente corretto. Ma è la scoperta dei tratti comuni, dice l’americano Matthew, che «spazza tutti gli stereotipi. Cultura, religione, politica dei vari Paesi appaiono diversissimi, ma capisci che è gente come te, they’re people like you from all across the world».
Il “kiwi” Hamish, forse il più timido e riservato del nostro quintetto, ci dice che «per me ora è diventato molto più facile conoscere gente. E poi è bello pensare che potrò tenermi in contatti con questi nuovi amici per sempre, grazie a Facebook…» Citazione irresistibile di un social network sul quale anche Varesenews si è già fatta un nome a suon di polemiche. «Alla gente che ho incontrato qui piace molto la danza haka di noi neozelandesi» dice Hamish: in Nuova Zelanda il rugby è religione, e per una volta i Maori sono riusciti a imporre ai loro conquistatori un elemento culturale.

«È bello apprendere tante cose su lingue e culture differenti, e portare a casa queste esperienze» fa eco ancora Khuliso, mentre Matthew spiega come in quel di Busto Arsizio un nuovo amico di Taiwan già cercasse di insegnargli i rudimenti del cinese (!). «Gli italiani» dirà ancora il sudafricano «hanno una cultura nazionale molto forte, they do not compromise, non si lasciano globalizzare tanto facilmente»: ed è un punto di vista interessante, quasi una tesina di antropologia. «Per noi è stata una lezione di tolleranza» conclude Magda «abbiamo imparato a conoscere meglio il nostro mondo». Un mondo che, ci dirà a parte, salutandoci, Daryoosh Matsudaira, direttore, animatore e motore primo dello World School Forum, «needs better caretakers»: ha bisogno di migliori governanti, di migliori adulti, di una società più aperta. Qui in Italia come in Europa, in America o nelle più dure dittature del pianeta. L’augurio per questi ragazzi è di vedere quel mondo nuovo. Anzi, di costruirlo essi stessi, cominciando da qui.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 29 ottobre 2008
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