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Busto Arsizio/Altomilanese

‘Ndrangheta nel Varesotto, decapitata una cosca calabrese

Operazione dei carabinieri all'alba. Trentanove arresti per diversi reati che vanno da estorsione, usura, incendi, tentato omicidio e traffico di armi e esplosivi

Gli allarmi lanciati ad ogni inaugurazione dell’anno giudiziario dal Procuratore Generale della Repubblica di Busto Arsizio Francesco Dettori hanno trovato finalmente uno sbocco. La ‘ndrangheta ha stretto nella sua morsa una importante fetta del territorio provinciale e l’operazione che ha portato all’arresto di  39 persone, in una maxi operazione condotta contro i presunti appartenenti a un’associazione mafiosa affiliata alla cosca crotonese Farao-Marincola, ne è la prova.  La cosca poneva la propria base in Lombardia, tra il Milanese e il Varesotto, nella zona tra Busto Arsizio, Lonate Pozzolo, Legnano e Gallarate. L’organizzazione criminale aveva radici profonde nel tessuto produttivo del Nord estorcendo denaro a diverse decine di imprese commerciali, edili e immobiliari. La banda aveva creato un vero e proprio "locale", che nel gergo criminale delle ‘ndrine equivale ad una vera e propria base operativa così come ne esistono molte in Calabria. Quella del Varesotto è stata denominata «Locale di Legnano – Lonate Pozzolo». 
Le indagini sono iniziate nel 2005, all’associazione sarebbero riconducibili un tentato omicidio (a Busto Arsizio), estorsioni contro numerose imprese tra Varese e Legnano, rapine, incendi, e diversi episodi di usura e di riciclaggio. L’operazione dei carabinieri ha interessato in particolare le città di Lonate Pozzolo, Busto Arsizio, Gallarate, Malpensa e Legnano, ma alcuni arresti sono stati eseguiti anche nel Novarese, nella provincia di Forlì-Cesena, a Roma, nel Casertano, nel Potentino e nel Crotonese. L’operazione è stata diretta dal comando provinciale di Varese, in concerto con il Terzo battaglione Lombardia e il nucleo elicotteri di Orio al Serio.
 
Capo dell’organizzazione è stato individuato Vincenzo Rispoli, nato nel 1962 a Cirò Marina e

 residente a Legnano, nipote di Giuseppe Farao-Marincola, capo della cosca della n’drangheta di Cirò Marina. Il secondo livello dell’organizzazione era invece gestito da Mario Filippelli, classe ’73residente a Lonate Pozzolo, che aveva il compito di organizzare e coordinare usure e rapine (ben 11 a banche e Poste nel 2007 nel territorio tra Legnano e Lonate). Undici le ordinanze di custodia cautelare in carcere per l’articolo 416 bis del codice penale (associazione mafiosa), 28 per associazione a delinquere, estorsione, usura, incendio, riciclaggio, rapina, sfruttamento della prostituzione ed altro. Dell’organizzazione mafiosa facevano parte personaggi già noti alle cronache locali e non: oltre a Vincenzo Rispoli e Mario Filippelli sono stati arrestati Emanuele De Castro, classe ’68, Nicodemo Filippelli di 38 anni, Antonio Esposito, accusato di aver gambizzato Barbara Viadana nel 2007, Antonio Benevento del ’67, Santino Longobuco, Luigi Mancuso, Pasquale Rienzi, Ernestino Rocca e Fabio Zocchi. 
 
L’indagine ha evidenziato l’evoluzione della compagine criminale denominata “Locale di Legnano – Lonate Pozzolo” a partire dall’anno 2000, riconducendo a conflittualità sorte all’interno dell’organizzazione delinquenziale anche gli omicidi di affiliati perpetrati a colpi d’arma da fuoco ai danni di Cataldo Murano, trovato carbonizzato nella sua auto in zona boschiva di Lonate Pozzolo il 6 gennaio 2005; Giuseppe Russo, (foto a destra) avvenuto il 27 novembre 2005 all’interno di un bar di Lonate Pozzolo e Alfonso Murano, avvenuto a Ferno il 27 febbraio 2006. Per questi omicidi, però, non sono ancora stati individuati mandanti ed esecutori.

 

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 23 aprile 2009
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