Tra box, ombrellone e palazzetto: è nato così “Ritorno da Lost Dream”

La libreria Feltrinelli ha ospitato la presentazione dell'opera prima di Claudio Maria Castiglioni, il presidente della Pallacanestro Varese che ha affiancato alla passione per le auto da corsa quella della scrittura

Ha iniziato per gioco, scrivendo i primi pensieri sul telefono o su qualche blocco ai box tra una gara e l’altra. Poi la sua passione per le quattro ruote, già affiancata da quella per il basket, ha trovato una piacevole antagonista nella scrittura.
È curiosa la storia raccontata ieri sera – giovedì – alla libreria Feltrinelli di Varese da Claudio Maria Castiglioni, presidente della Pallacanestro Varese e autore del nuovo romanzo "Ritorno da Lost Dream", la sua opera prima pubblicata dall’editore torinese Seneca.

Incalzato da Roberto Pacchetti (foto sopra) e accompagnato dal fido bassotto Ercole (foto sotto) che è anche uno dei protagonisti del romanzo e che compare in fotografia sulla terza di copertina, il giovane Claudio Maria ha raccontato come è nata la sua passione per la scrittura e come si è sviluppata l’idea di un romanzo. «Non l’ho certo fatto per cambiare mestiere, ma per una sfida personale che però vuol essere uno stimolo per le tante persone che magari amano scrivere ma poi preferiscono lasciare perdere».
Il libro – la storia di Andrea, un ragazzo che gli eventi costringono a una fuga precipitosa – non vuole avere significati particolari né è una storia autobiografica, sottolinea lo stesso Castiglioni. «È destinato ai giovani e a tutti quelli che cercano un po’ di svago e di relax, e del resto è anche in parte nato sotto l’ombrellone. Perché al libro ho lavorato a lungo ma nei ritagli di tempo; di notte, in vacanza, anche tra una manche e l’altra delle mie corse automobilistiche».
Castiglioni cita tra i suoi autori preferiti Giacomo Leopardi e Oscar Wilde e rivela: «Ho già iniziato a lavorare a un secondo romanzo che non sarà un seguito di "Lost Dream" ma tratterà di tutt’altro. E devo dire che la prima esperienza mi è decisamente utile nello stendere la seconda traccia, molto più di certi giudizi che mi diede una supplente di italiano al liceo. Con lei passavo dal 5 al 3 solo perché avevo idee diverse dalle sue: il mio libro è anche una risposta a quei giudizi».
Vietato parlare di pallacanestro, non fosse altro che per scaramanzia; l’unico, divertente accenno arriva quando all’autore viene domandato se consiglia qualche lettura ai giocatori. «Ancora per qualche giorno preferisco che si impegnino sul campo, dopodiché avranno tanto tempo per leggere. Ma prima è meglio finiscano in fretta una stagione importante».
E anche Ercole, accovacciato e silenzioso, sembra sorridere sotto i baffi al pari dei tanti tifosi e addetti ai lavori presenti alla Feltrinelli.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 17 aprile 2009
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