Abbiamo scommesso sul desiderio di muoversi della gente

Silvia Sartorio , direttore artistico del festival “Interpretando suoni e luoghi”, fa un primo bilancio della manifestazione che rientra in un progetto Interreg

Interpretando suoni e luoghi” continua a raccogliere consensi. Promosso dalla Comunità montana Valganna Valmarchirolo e dal Conservatorio della Svizzera italiana, il progetto ha visto una grande partecipazione di pubblico sia durante il concorso teatrale svoltosi a luglio, sia per la rassegna musicale ancora in corso. L’attrice Silvia Sartorio, che è direttrice artistica del progetto insieme a Chiara Nicora, spiega le ragioni di questo successo.
Innanzitutto, come sta andando la rassegna musicale?
«“Interpretando suoni e luoghi” è giunta ormai a metà del suo percorso. Posso dire che siamo molto soddisfatti dei risultati ottenuti fino adesso. Durante le varie “tappe” della manifestazione abbiamo sempre avuto un discreto pubblico, anche quando gli spettacoli erano in luoghi poco conosciuti o scomodi da raggiungere. Questo non può che farci piacere: abbiamo un pubblico appassionato, che torna ad ascoltarci anche più di una volta».
Come spiega questa fedeltà?
«Siamo giunti alla conclusione che la qualità paga: il pubblico si è accorto dell’alto livello della rassegna e ci ripaga seguendoci. Poi, sicuramente, esercitano una grande attrattiva le località scelte come cornice dei vari eventi. Ad esempio il “Concerto a 94 corde”, proposto la scorsa domenica, era a Viggiù, dove era stata allestita una mostra d’arte. La gente ha potuto così visitare l’esposizione e poi partecipare al concerto, e questo ha richiamato molta più attenzione. Abbiamo puntato molto sul desiderio di muoversi della gente: un azzardo, forse, ma che ci sta dando buoni risultati».
A luglio si è svolto il concorso per giovani aspiranti attori di teatro. Com’è stata vissuta quest’esperienza?
«Anche qui l’esito è stato più che positivo. È il primo anno che organizziamo un concorso simile, e la partecipazione di trentatré ragazzi per noi è stata già un ottimo risultato. È stato interessante soprattutto vedere i ragazzi, che studiano teatro in varie scuole del territorio, interagire con i professionisti. Un confronto che ha fornito un’opportunità di crescita a tutti i partecipanti».
Secondo lei l’interesse dei ragazzi per la recitazione è indice di vera passione, o forse i giovani vogliono solo apparire, per cui sognano di diventare attori per ottenere visibilità?
«L’impostazione del nostro concorso era rivolta verso il teatro, un mondo molto diverso dalla televisione, che richiede preparazione e studio costante. I nostri ragazzi hanno dovuto preparare un dialogo o un monologo per le selezioni, e il consiglio dei giudici è stato sempre lo stesso: studiare, studiare e studiare. Siamo stati positivamente colpiti dalla serietà e dalla passione dimostrate dai partecipanti, che si sono cimentati in diverse forme di teatro: chi ha portato il classico, chi il teatro contemporaneo. Come ho già detto stata un’ottima occasione di crescita e di confronto per tutti».
In questi giorni si parla molto della nascita del nuovo Teatro Stabile dell’Insubria. Lei cosa ne pensa?
«È difficile rispondere a questa domanda adesso. Come attrice e professionista posso solo essere felice della volontà di creare una concreta realtà di lavoro artistico, ma in questi giorni ho sentito parlare solo dell’aspetto istituzionale della questione. Sarei curiosa di conoscere la linea artistica che questo nuovo progetto intende seguire, ed allora forse si potranno dare giudizi più precisi».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 24 settembre 2009
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