È giusto celebrare i funerali di stato per Mike?

Se lo chiedono i lettori. Chi preferirebbe veder riconosciuto questo onore ad altri e chi invece approva, riconoscendo il valore del lavoro del celebre conduttore

L’ultimo saluto dell’Italia a Mike Bongiorno sarà solenne. Per il presentatore più celebre della storia della televisione italiana domani mattina saranno celebrati i funerali di stato nel Duomo di Milano. Così come avvenne per altri colossi del mondo dello spettacolo come Totò, Federico Fellini e Alberto Sordi. Ma alcuni nostri lettori, pur avendo apprezzato la carrierda di Mike, si chiedono se sia opportuno o meno rendere un omaggio così istituzionale a un personaggio dello spettacolo. Come Daniele Cereda che spiega in questo modo le sue perplessità: «Fa sicuramente pensare che questo paese renda questo omaggio ad uno showman (d’altronde siamo una nazione di teledipendenti obnubilati da altisonanti programmi TV come Grande Fratello,Amici,X-Factor et simili) mentre si dimentichi di "personaggi" di ben altra levatura e calibro: pompieri morti in servizio,militari all’estero,forze di polizia che pagano pesanti contributi annuali, uomini dei servizi di soccorso che qualche volta non tornano a casa la sera( quasi un mese fa ho perso un amico,caduto in elicottero nel Bellunese,mentre prestava soccorso) nel suo ultimo viaggio».

«D’accordo – dice nella sua lettera Roberto Macchi – siamo in regime di videocrazia. D’accordo, oggi una velina vale cento volte di più di una insegnante. D’accordo, i problemi veri non sono quelli della ricerca, dell’economia, della cultura. Ma i funerali di Stato per un presentatore televisivo, pur bravissimo quanto longevo, mi sembrano un insulto alla Nazione e al buon gusto. Scommetto che vedremo il prima fila anche il capo del governo».

Perchè no? Si chiede invece Roberta: «E’ stato una grande persona che ha fatto cultura, non quella della cricca di intellettuali che se lo misurano rinchiusi nei loro salotti, ma una cultura alla portata di tutti, accessibile a tutti. Ha rinnovato la TV, ha inventato un nuovo modo di fare comunicazione, i suoi quiz non solo hanno divertito, ma sono stati anche un’opportunità di conoscenza. Indimenticabili le sue gaffes da finto ingenuo, il suo stile, la sua intelligenza, l’entusiasmo e l’umanità».

«Faccio parte anch’io di quelli che non approvano i funerali di stato come forma di spettacolo – commenta Alberto Gelosia -. In questo caso però farei un’eccezione. Non perché si tratta del signor Mike, ma per un motivo ben diverso. Quest’uomo è stato per tutta la vita un professionista esemplare. Penso di poter interpretare questa cerimonia come i funerali ufficiali non dell’uomo, ma della professionalità, valore che mi sembra ormai passato di moda e praticamente declassato a intralcio».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 11 settembre 2009
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