“È la passione la nostra forza”

Paolo Orrigoni racconta la "sua" Tigros. I successi, le novità, le proposte per i 30 anni dell'azienda e la nascita della Fondazione intitolata a suo padre Luigi

"L’emozione più grande resta quella di entrare nei magazzini la sera tardi o la mattina presto quando arriva tutto il "fresco". Il lavoro dello smistamento dei prodotti dà la sensazione dell’importanza e della bellezza del nostro lavoro".
Paolo Orrigoni (nella foto a destra con il testimonial di Tigros, Ivan Basso) ne parla con entusiasmo. Nei suoi occhi azzurri traspare tutta la passione che dopo tanti anni è ancora intatta. Una passione per il lavoro che arriva dalla sua famiglia e in particolare da suo padre Luigi.
In questi giorni la Tigros compie 30 anni. Lei nel 1979 aveva due anni. Che ricordi ha di quei periodi?
«Molto belli. I miei genitori erano entusiasti anche se sempre impegnati nei due primi negozi a Buguggiate e a Castronno. C’era un gran fermento, si occupavano di tutto e ricordo che prezzavano loro i prodotti e mia mamma lavorava alla cassa. Mi piaceva tanto andare nel reparto della macelleria perché mi spiegavano tutto e restavo affascinato da questo lavoro. La Tigros è un po’ la storia della mia famiglia». 
Cosa faceva suo papà prima di aprire i supermercati?
«Aveva un’attività commerciale all’ingrosso a Castronno. Distribuiva bevande ai negozi e ai pubblici esercizi».
E come mai decise di iniziare questa nuova attività?
«Lui riforniva tanti esercizi e si rese conto che le cose stavano cambiando e il commercio andava ripensato e riorganizzato. I piccoli negozi facevano fatica e così gli venne l’idea di cambiare e passare dal commercio all’ingrosso a quello al dettaglio, ma con nuove caratteristiche».
Da lì in poi di stada ne è stata fatta. Oggi Tigros conta 59 supermercati con una copertura capillare in tutto il territorio. Per i trenta anni, durante tutto il mese si settembre sono previste molte iniziative.
Quella che sta facendo discutere di più riguarda il primo premio del vostro concorso che prevede nuovi dieci posti di lavoro. Come mai questa scelta?
«Il concorso è ormai un appuntamento fisso con la nostra clientela. Quest’anno volevamo dare un segnale forte e anche originale che confermasse la nostra grande attenzione al territorio, soprattutto in un momento di crisi. L’idea è nata dalla proposta di un nostro collaboratore. Ci abbiamo pensato molto e abbiamo studiato con attenzione ogni aspetto della proposta».
Ma non crede che una proposta così si presti a molte critiche e rischi?
«Si, ce ne sono e per questo prima di decidere abbiamo avviato una riflessione e informalmente abbiamo coinvolto tanti soggetti. Il lavoro è un aspetto importante della vita e noi siamo attenti e ne facciamo un punto di forza. In questo caso rinunciamo a una selezione e a operare noi direttamente una scelta, ma abbiamo una grande esperienza nel gestire le risorse umane e la formazione del personale».
Dal lancio della proposta, che parte da oggi, che risposta c’è stata?
«Fantastica. Ci sono arrivati commenti positivi da tante persone e ci ha fatto piacere vedere la risposta dei nostri più stretti collaboratori. In azienda ci sono tanti sorrisi e le persone hanno apprezzato questa idea».
Insieme al concorso avete previsto un grande evento con la presenza di Fiorello. Come mai?
«Fiorello è un grande showman ed è quello che ci piace di più. Inoltre è molto vicino alla nostra clientela sia per età che per tipo di spettacolo. Per noi è un piacere offrire al territorio e ai nostri clienti una serata così. Il clamore per i dieci posti di lavoro hanno fatto passare un po’ in secondo piano la proposta dello spettacolo, ma per noi è comunque una scelta importante portare Fiorello a Varese».
Al di là delle ricorrenze e di queste iniziative, come sta andando Tigros?
«Bene. L’azienda è in crescita e continua a fare investimenti. Ci confrontiamo con un periodo di crisi durissimo con una deflazione dei prezzi mai vista. La qualità del nostro lavoro ci permette di far fronte comunque a tante difficoltà».
Qual è il vostro punto di forza?
«Il legame con il territorio e la capacità di aver rinnovato i nostri punti vendita. C’è molta passione a bbiamo rinfrescato la nostra immagine e la qualità delle nostre offerte. Continuaiamo a proporci come una realtà in movimento e questo viene percepito bene».
Com’è il rapporto con i vostri dipendenti?
«In Tigros lavorano 1.200 persone e sono loro la nostra ulteriore forza. Il senso di appartenenza all’azienda è molto forte. Noi possiamo pensare le migliori strategie di markentig, fare le migliori innovazioni, ma se poi chi ha un rapporto diretto con il cliente non ci crede, non andiamo da nessuna parte. Le persone sono contente di lavorare con noi. sanno che siamo seri e rispettiamo gli impegni e oggi avere un posto di lavoro sicuro è un fatto molto importante».
Lei ama molto parlare del raporto con il territorio, ma cosa significa poi in concreto. Con i vari attori che relazioni ci sono?
«Visto che parlavamo del lavoro credo che il primo soggetto sia il sindacato. Con questo abbiamo un ottimo rapporto. Siamo stati anche fortunati, ma ci viene riconosciuta grande serietà e le organizzazioni sindacali varesine hanno grande attenzione alle vere problematiche dei lavoratori. Un discorso simile possiamo farlo rispetto alle amministrazioni con cui lavoriamo bene».
Un’altra novità, che riguarderà molto la realtà sociale locale, è la nascita della Fondazione Luigi Orrigoni. Come mai siete arrivati a questa scelta?
«È il modo migliore per continuare l’opera di mio papà. Lui sosteneva che non basta far bene, ma occorre fare anche del bene. Aveva a cuore le situazioni intorno a lui e si impegnava in tanti campi. La Fondazione si impegnerà in due direzioni. La prima riguarda il finanziamento di attività legate alla sua malattia e abbiamo attivato un rapporto con l’istituto Besta di Milano. L’altra è legata alla Polha, la società sportiva per i ragazzi disabili. Li aiuteremo per garantire una migliore possibilità di azione. Avremo molta attenzione alle realtà del volontariato che operano spesso in silenzio, senza clamore e senza esser conosciute. È un impegno importante e vogliamo essere al loro fianco».
Prima parlava della storia della Tigros come strettamente connessa con quella della sua famiglia. Lei quando ha iniziato a lavorare nell’azienda?
«Sono cinque anni che lavoro in Tigros. Prima mi sono occupato di altre iniziative economiche familiari, poi nel 2004 ho iniziato a lavorare a tempo pieno raggiungendo mia sorella Manuela. Purtroppo da un anno e mezzo, dopo la morte di nostro papà, siamo rimasti soli. Resta comunque forte la sua presenza, il suo modo di affrontare le cose. per noi è stato un grande insegnamento».
A parte lui, quali sono stati i suoi maestri?
«I suoi collaboratori più stretti. Ho vissuto con loro la criscita dell’azienda e devo molto a loro. Nominarli tutti verrebbe lunga, ma sono loro i veri artefici del nostro successo».
È contento di quello che sta facendo?
«Si, molto. Mi piace il mio lavoro e quando vedo la merce arrivare nei magazzini provo ogni volta un’emozione forte che dà il senso a tutto quello che stiamo facendo».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 01 settembre 2009
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