Enrico Letta spiega il Pd di Bersani

Al De Filippi l'ex ministro sostiene il collega piacentino in vista delle primerie. "Deromanizzare i territori per un partito federale e moderno". Alleanze da ricostruire: andare da soli non paga. Sul caso Boffo: "Saltato un cardine della convivenza democratica"

Il partito che vogliono Letta e Bersani: primo, la politica la si fa con la militanza, servono soldi per pagare le sedi e fare i manifesti: "Proponiamo di dividerà a metà le risorse tra Roma e la periferia. Da noi a Pisa, dopo le feste dell’estate, finiamo i soldi a febbraio, ecco, questo non deve più accadere". Applausi. “E in questi due anni non è stato così”. Secondo, il territorio deve scegliere i parlamentari, perchè "non si scelgono i candidati con i criteri di chi è più fedele a quel capo o a quell’altro". Applausi. Uno-due, i due ponti qualificanti della mozione Bersani, “Dobbiamo deromanizzare i territori, il partito deve essere federale, moderno”.
Prima uscita della mozione Bersani a Varese, scende in campo un big: Enrico Letta, sottosegretario alla presidenza del consiglio del governo Prodi, dirigente di storia cattolica, solido alleato dell’ex
Ds Pierlugi Bersani. Ha iniziato Luca Radice, coordinatore provinciale della mozione che raggruppa oltra a Letta anche Massimo D’Alema e Rosi Bindi. Al tavolo dei relatori in prima fila Laura Prati, Enrico Letta, Luca Radice, Fabrizio Mirabelli e Giorgio Grasso. Nelle prime file Alessandro Alfieri, Giuseppe Adamoli, Stefano Tosi (segretario provinciale del Pd), Daniele Marantelli, Emiliano Cacioppo.

Letta ha innanzitutto fatto un richiamo alla pacatezza del dibattito congressuale, lodando il fatto che i rivali non si siano insultati. Il congresso arriva in tempi davvero difficili per i democratici: “Quello
che abbiamo vissuto in questi mesi ha dell’incredibile, chi è stato all’estero lo ha percepito, un senso di incredulità, la domanda che ci fanno è: ma tu italiano permetti che possa accadere qualcosa del
genere?”
.
La preoccupazione per la deriva di Berlusconi è forte, ma per Letta non basta a convincere la gente. Il cuore del congresso, per Letta, è la costruzione di una alternativa in grado di diventare maggioranza di
governo. La sostanza della visione di Letta è diametralmente opposta alla politica che fece Veltroni. L’ex sottosegretario vede nel futuro una coalizione di opposizioni, in grado di diventare maggioranza, con una politica di alleanza che “è nella storia politica italiana, fin da quando De Gasperi scelse di circondarsi di alleati e di non fare da solo”. Il cuore di queste alleanze, deve essere proprio il Pd, che
dovrà aggiungere qualcosa a sinistra e qualcosa al centro. La frammentazione del governo Prodi creò disaffezione ma la risposta successiva, cioè quella di fare da soli, fu a suo modo una estremizzazione che domani porterebbe il Pd a un futuro marginale.
“L’alleanza ha bisogno di intelligenza politica e fiducia reciproca. E in Lombardia, che cosa vogliamo, fare da sfondo a Pdl e Lega o costruire un’alternativa?”.

Letta dice che l’argomento più forte per la politica del Pd è riportare la discussione politica sui temi di cui parlano gli elettori quando sono a cena con le loro famiglie. La scuola, il lavoro: “Ci sarà il tempo pieno nelle classi? E poi il 30 settembre finisce la cassa integrazione, ci sarà ancora il posto di lavoro?”.
E ancora: “Ci sono mondi che ti dicono, io mi vergogno di votare Berlusconi, ma intanto lui qualcosa fa. Dobbiamo togliere loro questo alibi”.
Sul caso Boffo Letta è duro: “E’ saltato uno dei principi cardine della convivenza democratica”. Che fare? “Per vincere dobbiamo dire con chiarezza che visione di società abbiamo. Ad esempio, dire con
nettezza che lo tradizionale visione dello stato sociale che abbiamo non va più bene”.
Al partito, Letta dice che Bersani e la sua mozione sono quanto di più lontana da una immagine passatista, se è vero che Bersani destinerà metà del finanziamento a Roma e metà ai territori e che le liste elettorali saranno scelte sui territorio attraverso le primarie.
La sala congressi del centro De Filippo era piena di militanti, Letta ha tenuto prima una riunione a porte chiuse con il gruppo di militanti che aveva sostenuto la sua candidatura alle primarie precedenti, in
cui ha parlato molto chiaro sulle sue idee per la sopravvivenza del partito, espresse nel suo libro-manifesto “Costruire una cattedrale”.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 04 settembre 2009
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