Gestione rifiuti, Busto volta le spalle a Vedelago

La maggioranza boccia la proposta di puntare all'obiettivo "rifiuti zero" e studiare la fattibilità di adottare la tecnologia impiegata presso il centro riciclo veneto

31 dicembre 2025: è questa, come volevasi dimostrare, la data proposta dal PdL per la scadenza della prevista nuova convenzione con Accam. A farla venire allo scoperto in consiglio comunale, in forma di emendamento interamente sostitutivo di una delibera, sventolato a mo’ di minaccia e poi ritirato per approfondimenti in commissione, è stata la discussione sul futuro della gestione rifiuti a Busto Arsizio e zona.
Quanto al "modello Vedelago" non passa: dopo due ore e mezzo di dibattito, la proposta di delibera (qui il testo) di vari consiglieri di minoranza – Corrado (relatore), Porfidio, Marta Tosi, Rosa, Fontana – è stata bocciata, nove voti contro diciassette. Agli estimatori del modello lanciato dal centro di riciclo integrale dei rifiuti in Veneto, la maggioranza aveva controbattuto con la richiesta (vana) di rinviare la proposta, nell’aria ormai da mesi; in alternativa la minaccia, esplicitata per bocca del capogruppo Orsi, era di sfoderare un emendamento integralmente sostitutivo che di fatto si limitava a chiedere di prolungare la convenzione tra il Comune ed Accam fino al 2025. Cislaghi, consigliere del gruppo misto, insisteva per togliere il riferimento esplicito a Vedelago, perchè l’assemblea non avrebbe posseduto sufficienti nozioni al riguardo e per non incatenarsi a un unico modello tecnologico – come se già non lo si fosse da decenni a quello dell’inceneritore. Quanto al PD, ha a sua volta contribuito con un suo emendamento aggiuntivo che proponeva di identificare un sito “lontano da Busto Arsizio” in grado “eventualmente” di ospitare un centro di riciclaggio, ritenendo di evitare il rischio che la città si accolli anche questa struttura in futuro. Oltre a sostenere con Alberto Grandi che un centro riciclo su grande scala occuperebbe un’area pari a cinque volte lo stadio Speroni.

Una lunga discussione, un minuetto di emendamenti e una pausa di riflessione sono stati necessari a sviscerare le rispettive posizioni, alla fine ridottesi al secco "niet" della maggioranza che chiedeva tempo e si doleva di essere costretta a non votare una proposta che, bontà sua, in fondo persino condivideva nello spirito. Luigi Rosa per Busto Civitas ha rilevato come grottesca l’inversione dei ruoli per cui è la minoranza a fare proposte e la maggioranza a ribattere con emendamenti interamente sostituivi. Il suo compare di schieramento, il borsanese Carlo Fontana, faceva colore con una maglietta che recava scritto: "Comune Provincia Regione, Busto non sarà il vostro bidone". In aula anche i rappresentanti del Comitato Ecologico Inceneritore e Ambiente di Borsano, prodighi di applausi verso i promotori della delibera. Dall’opposizione Rosa avvertiva: «non sarà l’ultimo episodio, dopo la data della scadenza sarà il numero massimo di Comuni del bacino di conferimento a saltare». «Bachetìn bachetìn, tuta la fassìna…»…entra dove non deve, ripeteva Fontana in dialetto riprendendo concetti già enunciati. Il sospetto di venire fregati passo passo e costretti a tenersi in eterno l’inceneritore a Borsano è certezza: e le grida di «Vergogna» al voto, per minoritarie che siano, non prospettano nulla di buono all’orizzonte.

Dalla maggioranza alla fine muro contro muro verso la proposta delle opposizioni, giudicata prematura. «Vedelago non esiste come modello, è una sperimentazione in itinere, non è detto che sia applicabile alla nostra realtà» tuonava Diego Cornacchia per il PdL. «Se Corrado credeva di spaccare la maggioranza resterà deluso», così il capogruppo azzurro Sandro Orsi; «la vostra polpetta avvelenata non la mangiamo» chiosava invece Gianfranco Bottini, chiamato in causa come vicepresidente di una Provincia ancora priva di un piano rifiuti. «Servono soluzioni globali, la maggioranza ci sta lavorando, c’è chi ci è stato sopra notti, sabati e domeniche qui. Vedelago è solo una soluzione parziale» la posizione di Giuseppe Angelucci. Onesto Checco Lattuada: «Tra questi banchi ci sono molti incerti… la scelta è difficile e dolorosa». Il sindaco Gigi Farioli tirava infine le somme: «Abbiamo perso un’occasione tutti, io in testa. Dopo due ore usciamo con un nulla di fatto».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 11 settembre 2009
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