“Giuseppe era tornato dall’Abruzzo sabato sera”

Giuseppe Sporchia era un capo area della Protezione Civile presso il Parco Ticino. Stimato, molto attivo, "carismatico e trascinatore, sempre in prima fila per il Parco e anche per gli abruzzesi colpiti dal sisma"

«Giuseppe Sporchia era un trascinatore, un uomo carismatico: sempre disponibile, sempre in prima fila». A ricordarlo così è Lorenzo Poma, responsabile del Parco Ticino per il volontariato. Poma conosceva bene la vittima del terribile delitto consumatosi domenica in tarda serata nella villetta di via Novara a Borsano, frazione di Busto Arsizio. Postino in pensione, Sporchia era volontario della Protezione Civile con incarichi di alta responsabilità. Nativo di Romano di Lombardia, in quella Bassa Bergamasca da cui vengono quasi tutti quelli che portano il suo cognome, aveva vissuto a lungo a Turbigo, poi si era trasferito a Cuggiono, infine circa un anno e mezzo fa aveva raggiunto il figlio Daniele, sposatosi con Daniela Craici. Un rapporto, quello fra i due, le cui tensioni potrebbero avere a che fare con quanto avvenuto nella notte, ma ancora molto resta da chiarire.
Giuseppe Sporchia era capo area della Protezione Civile e referente per il comune di Turbigo, che fa parte integrante del Parco regionale del Ticino. Non solo: in caso di emergenze particolari in loco, per alluvioni, incendi o quant’altro, aveva facoltà di coordinare il lavoro dei nuclei della Protezione Civile della Provincia di Milano. «Per trent’anni abbiamo lavorato insieme» racconta Poma, «pensate che appena domenica scorsa, 20 settembre, a Magenta si era festeggiato tutti insieme il trentennale di attività dei volontari del Parco. Con la sua anzianità di servizio Giuseppe aveva ricevuto un encomio solenne direttamente dalle mani della presidente Bertani». E anche nella villetta di via Novara, a quanto si dice, abbondavano i segni dell’appartenenza alla ProCiv di Sporchia, legatissimo a questa esperienza, e tanto più a fondo impegnatovisi da quando era andato in pensione.

Non solo Parco del Ticino nella sua attività, però. «Quando c’è stato il terremoto in Abruzzo, la mattina dopo il Giuseppe era già lì che si dava da fare per la partenza del primo gruppo: partito il giorno stesso è rimasto in terra aquilana dodici giorni nella fase dell’emergenza». E, particolare tragico, ancora dall’Abruzzo era tornato appena sabato sera, il 26 settembre. Era andato ad aiutare a smontare le tende, mentre vari accampati rientravano nelle case rimesse in sicurezza. «Il volontariato, il Parco, la Protezione Civile erano una ragione di vita» racconta Poma. Fra le passioni di Giuseppe Sporchia, aggiunge, c’era però anche un nipotino, fortunatamente non coinvolto dalle tragiche vicende di questa notte: un bambino di sei-sette anni con cui lo si vedeva spesso in giro a Turbigo, mano nella mano.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 28 settembre 2009
Leggi i commenti

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.