Graglia (Univa): “Nessuna ripresa per le PMI senza il sostegno del credito”

Il presidente degli industriali varesini: "parlare di ripresa è al momento fuori luogo". L'atteggiamento delle banche è decisivo per ogni prospettiva di rilancio: intanto, Univa lavora per venire incontro alle imprese

Riceviamo e pubblichiamo un intervento a firma del presidente di Univa Michele Graglia sul tema della crisi e delle banche. (neretti nostri)

Nella giornata di ieri sono state rese note le nuove previsioni dell’Ocse e della della Banca Centrale Europea riguardo alla variazione del Prodotto Interno Lordo, per i prossimi mesi, tra i Paesi più industrializzati. Le previsioni indicano, rispetto a quelle formulate lo scorso giugno, un leggero miglioramento delle aspettative nel senso che sembrerebbe avvicinarsi prima del previsto il momento della “ripresa”. Per quanto riguarda, in particolare, il nostro Paese, l’Ocse aveva previsto, per l’anno in corso, una contrazione del PIL pari a -5,5% rispetto al 2008 e ora la previsione si riduce a -5,2%. Per l’Eurozona, la Bce ha stimato un tasso compreso fra -4,4 e -3,8% rispetto al -5,1/-4,1 di tre mesi or sono. Come si vede, si tratta di variazioni lievi e, soprattutto, riferite ad un andamento che continua comunque ad avere segno negativo. Parlare di vera e propria ripresa sembra dunque, al momento, fuori luogo.
 

C’è, del resto, un altro dato statistico indicativo della persistente congiuntura negativa. E’ quello sull’andamento dei prestiti nell’Eurozona, che sono sostanzialmente fermi: +0,6% su base annua, in decrescita rispetto al +1,5% calcolato a giugno e al +1,8% calcolato a maggio. Questo andamento al ribasso è assai preoccupante, per due motivi. Il primo è che, senza sostegno finanziario, le imprese – in modo particolare le piccole e medie imprese – che sono state in grado di resistere fin qui alla recessione, possano non farcela più nonostante un assetto patrimoniale e organizzativo e un’offerta produttiva meritevoli e ciò farebbe perdere un patrimonio collettivo di occupazione e di professionalità. In Italia, si stima che un’azienda su cinque sia in difficoltà e c’è una frenata negli impieghi bancari. Il secondo motivo è che, nel momento in cui si va delineando un recupero del ciclo economico, vi è il rischio che possa venire a mancare il carburante del credito.
Senza sostegno finanziario, tutto quel tessuto connettivo del manifatturiero italiano rappresentato dalle imprese di minori dimensioni rischia parecchio. Per tale ragione, come Unione Industriali varesina ci siamo attivati su più fronti fin dal primo manifestarsi, un anno fa, della crisi dei mercati finanziari. Il primo è stato quello della politica, appoggiando con convinzione le misure che anche il nostro Governo si accingeva a varare per sostenere la liquidità del sistema bancario ed evitare così il rischio di un credit crunch. Ovviamente, abbiamo anche noi sempre sottolinetao la necessità di vigilare perché i cosiddetti “Tremonti Bond” venissero finalizzati a sostenere le imprese produttive e non solo – e non tanto – a far quadrare i conti degli istituti di credito.
Il secondo è stato il Tavolo del credito attivato sul nostro territorio. Abbiamo organizzato diversi incontri con i rappresentanti delle banche presenti localmente per manifestare le necessità delle imprese, nella convinzione che un dialogo stretto potesse servire a comprendere meglio le rispettive ragioni. Abbiamo sempre sostenuto la necessità di tornare a considerare le imprese in base a valutazioni riferibili alla presenza sul mercato, alla storia dell’azienda, alla serietà e alla reputazione degli imprenditori. Dunque, non solo in base ad asettici parametri patrimoniali e alle capacità di fornire garanzie reali. 
Il terzo è stata la decisione di stanziare un milione di euro a favore del Confidi dell’Unione Industriali: un intervento che ha inciso concretamente sulla propensione da parte degli istituti di credito a concedere prestiti. L’operatività del Confidi sta infatti crescendo nel corso di quest’anno in misura pari al 50% rispetto allo scorso anno, confermando così tutta la sua uitlità come strumento di facilitazione al credito per le piccole imprese.
Il quarto è stato il contributo fornito a Confindustria sul piano delle idee, per altre azioni da intraprendere. Non siamo stati ovviamente i soli, ma insieme all’intero sistema associativo industriale abbiamo contribuito ad ottenere il risultato della moratoria dei crediti sancita dal protocollo sottoscritto il 3 agosto scorso tra Confindustria, altre associazioni imprenditoriali, Ministero dell’Economia e Associazione Bancaria Italiana. Il protocollo è molto importante non solo perché prevede la sospensione per un anno del pagamento delle rate di mutuo e un allungamento a 270 giorni delle scadenze del credito a breve termine, ma anche perché ha previsto meccanismi di sostegno per le imprese che realizzino aumenti di capitale. Come dire, non solo interventi sulla liquidità a breve, ma anche azioni per rafforzare strutturalmente la patrimonialità delle aziende.
 
In questo quadro, dobbiamo infine registrare con soddisfazione l’iniziativa di queste ore intrapresa da Confindustria, congiuntamente con il “colosso” Confindustria tedesca, per chiedere alla Commissione Europea, in vista del prossimo G20 di Pittsburg, di prendere in considerazione la necessità di allentare i vincoli derivanti da una applicazione troppo rigida dei criteri di concessione del credito previsti dall’accordo di Basilea 2. E’ il primo passo ufficiale e concreto fatto su un tema di cui si discute da mesi. Un intervento di fondamentale importanza in un momento, come l’attuale, in cui si avvertono gli effetti negativi derivanti da una restrizione del credito bancario alle piccole e medie imprese, quelle che in questo momento ne hanno maggiormente bisogno.
 
Michele Graglia
Presidente Unione degli Industriali della Provincia di Varese

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 04 settembre 2009
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