Grave crisi per la scopa Pippo

La Salviato ha chiesto a luglio il concordato preventivo, mentre sempre dal 23 luglio i lavoratori sono in cassa integrazione straordinaria

Aria di crisi alla fratelli Salviato di Castronno, l’azienda che ha inventato lo storico marchio “Pippo la scopa”. La Cgil ha organizzato un presidio per giovedì alle 11 in azienda per far conoscere a tutti la situazione. La Salviato ha chiesto a luglio il concordato preventivo, mentre sempre dal 23 luglio i lavoratori sono in cassa integrazione straordinaria. La domanda è stata però presentata al ministero il 31 agosto, e si profila una lunga attesa. Secondo la Cgil c sono grandi responsabilità nell’ultima gestione, subentrata nel 2004. La ditta è nata nel 1952 da 4 fratelli veneziani che si occupavano di commercio di saggina. E che dagli anni ottanta, con l’intuizione di fare pubblicità in tv, realizzarono un boom di vendite.
La Salviato ha circa 160 dipendenti. A giugno è stato erogato un acconto dello stipendio di circa 600 euro, a luglio il salario non è arrivato. Il futuro è legato a un filo. E’ in corso la procedura di concordato che viene gestita dal tribunale di Venezia, dove la ditta ha la sede legale. Sono stati nominati un commissario giudiziale (un commercialista veneziano) e come liquidatore l’ultimo amministratore Martino Salviato. L’obiettivo del concordato è duplice: bisogna pagare i creditori e trovare nuovi capitali. Il 20 ottobre davanti al tribunale fallimentare di Venezia è stata convocata l’assemblea dei creditori. Secondo la Fillea Cgil vi sono speranze legate e due diverse cordate. La prima fa capo a un imprenditore veneziano di nome Scantamburlo ma avrebbe anche il favore di Ezio Salviato, amministratore fino al 2004 (anno in cui è uscito dall’azienda), e ora titolare di una grossa ditta di carni all’ingrosso. La seconda proposta farebbe capo a imprenditori cartari veneti, la famiglia Zago. Le proposte riguardano la presa di affitto di ramo di azienda. I legali della società non commentano, ma fanno sapere che si sta lavorando febbrilmente per trovare una soluzione proprio nel concordato. Il nodo è arrivare a delle offerte che permettano di soddisfare i creditori.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 08 settembre 2009
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