“Grazie a IBM e Liuc lavorerò due mesi a New York”

Grazie alla stretta collaborazione fra le due realtà Matteo Della Bordella andrà al Centro T J Watson di New York

Unico studente italiano ad essere indicato come “top contributor” nell’ambito di un forum internazionale sugli strumenti e le strategie necessarie a rendere il nostro un pianeta più “intelligente” e “veloce”, nell’ottica di uno sviluppo sostenibile: un risultato importante quello conseguito da Matteo Della Bordella, studente del dottorato di Ricerca in Gestione integrata d’azienda all’Università Carlo Cattaneo – Liuc, università presso la quale si è laureato in Ingegneria Gestionale.
Nell’ambito della sua collaborazione con il CETIC (Centro di Ricerca per l’Economia e le Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione), Matteo ha aderito alla IBM Smarter Planet University Jam, un’imponente sessione di brainstorming interamente online che ha visto la partecipazione di circa 2.000 studenti collegati da università di tutto il mondo; tra questi, sono stati individuati appunto 20 top contributors, ovvero i partecipanti che si sono distinti per la qualità dei loro interventi. L’elenco è stato pubblicato di recente all’interno del report che raccoglie i frutti di questa iniziativa.
«Il forum – racconta Matteo – era strutturato in diverse sezioni, dalla formazione alla organizzazione delle città, fino alla gestione delle risorse idriche e delle infrastrutture elettriche. A partire dagli spunti forniti da manager IBM, noi studenti abbiamo sviluppato un vivace dibattito sui diversi temi, fornendo la nostra definizione di “città intelligente”, ma anche elaborando proposte concrete, il tutto mettendo in campo le diverse competenze».
Tra gli interventi di Matteo che hanno maggiormente colpito gli organizzatori, quelli inerenti la gestione del traffico nelle grandi città. Nell’ambito del forum sulla formazione, Matteo ha poi messo a frutto le competenze acquisite durante il percorso di eccellenza SOME (Service Oriented Management and Engineering), proposto agli studenti del quinto anno della laurea magistrale in Ingegneria Gestionale della Liuc: il corso, sviluppato proprio in collaborazione con IBM Italia, nasce  dalla considerazione che il centro di gravità dell’economia mondiale si sta spostando sempre più dall’industria verso i servizi: le aziende manifatturiere dei paesi sviluppati stanno progressivamente affiancando servizi a valore aggiunto (di pre-post vendita, di design, ecc) ai beni fisici che producono, mentre il settore dei servizi rappresenta la quota preponderante dell’impiego (per gli stati uniti le previsioni per il 2014 parlano di 80%. In questo contesto diventa sempre più importante applicare anche alla gestione dei servizi quelle metodologie proprie dell’ingegneria che, sviluppate, sperimentate e ampiamente applicate nel settore dell’industria, garantiscono i migliori risultati in termini di efficacia e di efficienza.
Obiettivo di questo percorso è dunque la preparazione dei cosiddetti “Service Manager”, cioè ingegneri di processo o consulenti di riprogettazione dei processi che sappiano progettare e fornire servizi – a supporto di processi interni o per i clienti – sfruttando al meglio le risorse dell’organizzazione in cui operano. «Nel forum – spiega Matteo – ho ricordato che per creare un mondo più veloce sono necessarie persone che abbiano una formazione a T, ovvero con competenze trasversali. Non tanto specialisti, dunque, quanto soggetti capaci di operare su più livelli». Compito dei 20 studenti top contributors sarà ora quello di portare avanti le idee proposte nell’ambito dei prossimi incontri che IBM organizzerà, nonché di essere loro stessi fautori di analoghe iniziative finalizzate al confronto delle nuove generazioni.                                             
Grazie alla stretta collaborazione tra LIUC e IBM, Matteo trascorrerà inoltre due mesi a partire da ottobre presso il Centro T J Watson di New York, occupandosi in particolare di model driver business transformation: “Si tratta – racconta – di una metodologia che consente, a partire dall’analisi del business di un’azienda, di implementarne le dotazioni infrastrutturali e di effettuare un controllo sulla efficacia di queste ultime, il tutto secondo un modello automatizzato”.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 21 settembre 2009
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