I medici si interrogano sul tema della violenza alle donne

Sabato 3 ottobre all'hotel Villa Porro Pirelli, l'Ordine dei Medici e dei chirurghi organizza un incontro di formazione e informazione

È la prima causa di morte in Italia per le donne tra i 14 e i 50’anni. Lo scorso anno le vittime di violenza sono state 122, la maggior parte colpita tra le mura domestiche, nel luogo degli affetti famigliari.
Negli ultimi anni, gli episodi di violenza sulle donne sono emersi con maggior frequenza: non si tratta, però, di un’escalation del problema, ma della maggior consapevolezza della condanna sociale di un gesto fino a qualche decennio fa tollerato e persino accettato.
Complice l’inasprimento voluto dal legislatore che ha recentemente elevato il reato a violenza alla persona, contro le aggressioni alle donne si sta creando una coscienza ben determinata.
Da tempo, associazioni e istituzioni chiedono maggior impegno nella lotta contro l’odioso atteggiamento aggressivo.
Sabato 3 ottobre, scenderà in campo anche l’Ordine dei medici e dei Chirurgi della Provincia di Varese che, a villa Porro Pirelli di Induno, organizza un convegno dal titolo: “La salute della donna. Violenza sulle donne: uscire dal silenzio” dove sono attese personalità di spicco in questo campo come la dottoressa Alessandra Kustermann, responsabile del Centro di Soccorso Violenza sessuale dell’ospedale Mangiagalli di Milano, la psicologa Elena Calabrò, il comandante del Nucleo Radionobile dei Carabinieri di Varese Piera Stornelli: «Questo convegno risponde all’esigenza dell’Ordine di inserirci in un campo che, fino ad oggi, ci ha visto un po’ in disparte- ha spiegato il dottor Roberto Stella, presidente dell’Ordine varesino – vogliamo dare il nostro contributo perché sul territorio si crei una rete tra le diverse associazioni e istituzioni, magari arrivando anche a costituire un osservatorio che fornisca la fotografia del fenomeno in provincia».
Tra gli organizzatori più attivi la dottoressa Giovanna Beretta: «Fino a oggi, i medici non hanno avuto un’adeguata formazione per intercettare e assistere vittime che, spesso, non si sentono tali. I dati sanitari ci dicono che il fenomeno ha contorni drammatici in tutto il mondo. Da parte nostra, vogliamo sensibilizzare i colleghi ad approfondire la formazione. Il momento di incontro potrà essere un primo passo di un cammino che ci auguriamo porti a molte iniziative, magari anche all’apertura di uno sportello stabile dove le donne si rivolgano per trovare risposte concrete».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 25 settembre 2009
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