I tre giorni di fuoco dei volontari della Valcuvia

Gli otto volontari del Coav in azione sul versante incendi durante l’elergenza ligure. Ecco il racconto

Mai titolo è stato più appropriato per definire i tre giorni che hanno visto protagonisti in Provincia di La Spezia gli otto volontari Coav di Comunità Montana Valcuvia di secondo livello operativo, inviati da Regione Lombardia per la maxi emergenza incendi verificatasi in quei giorni in Liguria.
Gli otto volontari, tutti addestrati per far fronte ad emergenze importanti sono stati inviati nel comune di Ameglia e più precisamente sul Monte Marcello, dove un vasto rogo aveva nei giorni precedenti l’arrivo del contingente lombardo, devastato parechi ettari di bosco di conifera.
I volontari Coav, partiti nella notte di giovedì scorso erano già operativi il mattino all’alba sulle pendici del monte insieme a tutti gli altri volontari intervenuti da tutta la Lombardia.
L’evento era sostanzialmente sotto controllo, ma continue ripartenze del fuoco in diversi punti facevano temere per la reale chiusura delle operazioni e quindi velivoli Canader e CH continuavano a sganciare lanci per contenere i nuovi roghi. I volontari Coav si sono attivati in un lavoro di bonifica “pesante” dei versanti nei punti ancora “caldi” attraverso la realizzazione di condotte in alta pressione alimentate da motopompe AIB e vasche antincendio piazzate sui crinali. Un lavoro duro, reso ancora più pesante delle temperature meteo e dalla situazione morfologica dei versanti piuttosto impervia.
Questa attività, proseguita fino alle prime ore del pomeriggio di giovedì 10 è stata improvvisamente interrotta da una richiesta di emergenza operativa per nuovo evento in atto nel comune di Carrodano, 40 km più a nord. I volontari Coav, insieme al resto del contingente lombardo vengono spostati sul nuovo evento con una tale fretta che faceva temere il peggio.
Ed infatti, già durante il percorso autostradale, all’altezza della rampa di uscita di Carrodano le gallerie erano invase da fumo, il cielo era oscurato da una coltre di fumo grigia e incandescente.
L’incendio coinvolgeva già il paese di Carrodano, e si spingeva in alto a lambire e terrorizzare la frazione di Carrodano Alto. In paese era il panico, la gente veniva fatta evacuare in fretta, l’evento era di completa interfaccia urbana e rurale ed interessava gli abitati in collina, l’autostrada e le fabbriche. La morfologia complessa in quel territorio, formata da valli e valloni contrapposti a versanti degratati e ripidi ha reso vulnerabile l’intera comunità. La vegetazione a macchia mediterranea mista a conifera era il combustibile ideale per lasciar presagire al disastro. La viabilità stradale bloccata da più fronti di fuoco aggressivi e veloci impediva in tempi brevissimi di attestarsi a difesa delle abitazioni. L’intervento rapido delle prime squadre dei vigili del fuoco, di alcune squadre AIB locali e delle squadre di Regione Lombardia tra le quali le due squadre Valcuviane, hanno scongiurato il peggio riuscendo a “bucare” il fronte aggressivo in almeno due punti e liberare le vie di comunicazione per raggiungere l’abitato di Carrodano Superiore. Sono stati sessanta minuti di puro inferno, dove solo la grande capacità operativa delle squadre Lombardia ha permesso di raggiungere l’obiettivo. Gli operatori AIB di secondo livello hanno dimostrato grandi capacità operative, tenuta di squadra e creatività per uscire da un momento così cruciale e drammatico. Dotazioni di protezione individuale al massimo possibile e un gioco di squadra hanno consentito di avere ragione e uscire “alla grande” da un puro momento di terrore collettivo. La barriera d’acqua creata in contemporanea da sei sistemi modulari autotrasportati hanno permesso, nonostante le altissime temperature create dal fronte di fuoco di avere ragione e riuscire a raggiungere la frazione alta di Carrodano. L’operatività era al limite, il fuoco era sotto e sopra i tornanti che conducevano al paese e bruciavano versanti di resinosa ad alto fusto con continui passaggi in chioma. La visibilità era ridotta a poche decine di metri, l’aria irrespirabile e le temperature in gioco si sentivano anche attraverso i dispositivi di protezione individuale.
Poi il peggio è passato e le squadre, raggiunta la frazione alta si sono adoperate per lo spegnimento di focolai aggressivi che erano dappertutto e minacciavano qualsiasi cosa. L’intervento operativo è durato sino al tardo pomeriggio attraverso l’utilizzo dei sistemi modulari autotrasportati in continuo ricarico d’acqua fornita dal sistema della rete idranti posta a valle, dalle autobotti dei VVF e da privati che hanno messo a disposizione vasche d’acqua per utilizzo agricolo. La sera l’incendio era ancora abbondantemente attivo su più fronti sempre aggressivi in conifera e minacciava altri due paesi. Il sorvolo dei Canader al limite di sicurezza operativa post-effemeridi diceva chiaramente che il peggio non era passato. La mattina successiva infatti i volontari Coav sono stati impiegati sull’evento in diverse attività operative rivolte ora però ad un’attività meno di interfaccia e più di antincendio boschivo “classico”. Da una parte la riduzione di fronti di fuoco ancora attivi in valloni e crinali, dall’altra al contenimento del fronte che minacciava la riserva naturale della Val di Vara.
I crinali erano soggette a continue ed inesorabili ripartenze del fronte che ha tenuto alta l’operatività delle squadre fino alla sera di sabato 13 settembre.
Tre giorni di "fuoco" davvero impegnativi, a detta di tutti, l’emergenza incendi più impegnativa affrontata fino ad oggi dai volontari Valcuviani, che come al solito ne sono usciti alla grande.

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Incendio in Liguria 4 di 9
di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 16 settembre 2009
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