Il caporalato è solo un problema degli stranieri?

La presa di posizione del coordinamento immigrati Cgil: "l'economia sommersa alimenta la clandestinità"

Riceviamo e pubblichiamo

Mentre si fa un gran discutere della sanatoria di colf e badanti, emerge nella nostra provincia un nuovo e preoccupante episodio di sfruttamento di lavoratori stranieri.
L’operazione di polizia di Gallarate che ha permesso di mettere fine ad un fenomeno di sfruttamento e di caporalato ci obbliga ancora una volta a riflettere sul lavoro e sulle condizioni di lavoro dei cittadini migranti. Questa volta sfruttatore e sfruttato sono entrambi stranieri e questo rischia di dare vento al mulino dei teorici dell’assioma: immigrazione uguale insicurezza pubblica, anche nel mondo del lavoro.
Pensiamo invece che qualche riflessione debba essere fatta.
Siamo contro ogni forma di sfruttamento e quindi ne condanniamo gli autori qualunque sia la nazionalità delle persone coinvolte. Il caporalato che sembra da tempo molto diffuso nel settore dell’edilizia, deve essere combattuto con gli strumenti legali a disposizione.
Ma la questione è: perché interessa, oggi, più i lavoratori stranieri? Se questo fenomeno colpisce o sta colpendo, maggiormente gli immigrati, ciò deriva dal fatto che le vittime principali dello sfruttamento sono i lavoratori stranieri, in particolare gli irregolari.
La collocazione al lavoro, per molti immigrati, avviene attraverso una rete di connazionali, amici o parenti già presenti sul territorio. Questo non spiega lo sfruttamento, ma permette comunque di capire le articolazioni del fenomeno. Infatti più l’economia sommersa si alimenta della manodopera straniera, più attrarrà immigrati alimentando clandestinità.
Per quanto riguarda l’irregolarità di tantissimi lavoratori immigrati, si ritorna alle stesse anomalie delle normative in materia di immigrazione che non consentono al lavoratore sprovvisto di permesso di soggiorno, pur avendo un datore di lavoro, di regolarizzare il suo status. Anche volendo, quegli sfruttati non avrebbero potuto essere regolarizzati, e inserirsi nel contratto nazionale di lavoro del settore edile.
Come spesso accade, forse, anche questi lavoratori clandestini aspettavano un eventuale sanatoria, non solo per colf o badanti ma estesa a tutti i lavoratori o un nuovo decreto flussi. Una delle vie per ridurre il fenomeno del lavoro nero è trovare degli strumenti normativi per regolarizzare tutti i lavoratori irregolari che dimostrano di avere un posto di lavoro.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 04 settembre 2009
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