Il lavoro e la ruota della fortuna

La proposta della Tigros di mettere in palio nel concorso annuale dieci posti di lavoro trova la ferma opposizione della Cgil

Sui muri della provincia, su diversi media locali e nazionali in questi giorni si parla della singolare iniziativa della Tigros, che assumerà dieci lavoratori come premio al proprio concorso annuale.
Mentre il nostro giornale pubblicava una lunga intervista con Paolo Orrigoni, che da oltre un anno, dopo la scomparsa del padre, ha raccolto il timone dell’azienda, la Cgil faceva avere a tutta la stampa la propria posizione.
Il sindacato è nettamente contrario alla proposta bocciandola senza appello. "Non ce l’abbiamo con la Tigros, ma quella è solo una trovata pubblicitaria. Se proprio volevano mettere al centro il problema dei lavoratori avrebbero potuto scegliere di assumere dieci persone in difficoltà vera". Franco Stasi non ha dubbi e il suo unico rammarico è il fatto che l’azienda non abbia aperto un confronto con il sindacato e che l’iniziativa della Cgil non sia potuta essere unitaria.
Questa vicenda, su una questione delicata come la ricerca del posto di lavoro, non può esser liquidata con due battute. La Cgil fa bene a mettere al centro i problemi della crisi e dell’occupazione. Fa bene a richiamare l’attenzione sulle difficoltà che migliaia di lavoratori stanno vivendo. Il confronto che chiede è legittimo e porsi delle domande è corretto.
Viene qualche dubbio rispetto al merito della questione. Per la festa dei suoi 30 anni Tigros ha scelto di dare segnali forti al territorio. Questa catena di supermercati ha un’identità locale e ha fissato nelle proprie strategie un legame strutturale con la nostra provincia.
L’idea di mettere in palio come premio del concorso dieci posti di lavoro è pericolosa, ma occorre contestualizzare tale proposta.
Se la loro operazione divenisse un modello ci sarebbe effettivamente da pensare, ma questo non può essere imputato alla Tigros.
Crediamo ancora una volta che vadano superate rigidità e steccati.
Tigros, come racconta Paolo Orrigoni, ha 1.200 lavoratori e, a suo dire, questi hanno un forte attaccamento all’azienda che si comporta con serietà e che vede nel sindacato un importante interlocutore attento ai problemi delle persone. È da qui che occorre iniziare un dibattito serio.
Accusare Tigros di volersi fare pubblicità è dire una cosa ovvia. Recriminare sul fatto che avrebbero potuto dare un segnale diverso può avere delle ragioni, ma questo non è il compito di un’azienda.
Il suo compito è quello di stare bene sul mercato, di gestire con serietà le relazioni con tutti gli interlocutori a partire proprio dai lavoratori che ne sono la risorsa principale e del sindacato che ne rappresenta gli interessi. L’azienda deve fare bene il proprio mestiere perché oltre ai profitti produce ricchezza per tutto il territorio. Questo a prescindere dalle ottime scelte che Tigros ha fatto contestualmente al concorso dando vita alla fondazione Orrigoni che si impegnarà a sostenere iniziative sociali noprofit.
Franco Stasi è preoccupato per un clima pericoloso che vive il paese e non apprezza questi continui scivolamenti sul tema dei diritti. È la sua parte e va ascoltato con attenzione. Non ci fa fare passi avanti però una polemica su un’iniziativa, oltretutto che, per piccoli che siano, presenta anche degli effetti virtuosi.
Crediamo che ognuno debba fare la propria parte nella comunità. Fare domande è una delle funzioni e dei poteri dei giornalisti. Così quando ieri abbiamo realizzato l’intervista a Paolo Orrigoni non potevamo non chiedere se avessero consapevolezza dei rischi che correvano mettendo in palio dieci posti di lavoro nel loro concorso annuale. Un’altra domanda era incentrata sui rapporti con il territorio e con il sindacato. Le risposte sono lì da leggere e non sapevamo di avere solo di poco anticipato la presa di posizione del sindacato. Restiamo però convinti che per questa volta Varese possa essere orgogliosa del lavoro che arriva dal proprio territorio. Le differenze e perplessità sull’operazione Tigros possono starci, ma quel che conta è quello che esiste al di là di un concorso che dura un mese e che permetterà a "solo" dieci persone di trovare un posto di lavoro. Conta la bontà delle relazioni, la correttezza e la serietà. Ingredienti su cui si fonda il lavoro e si cerca di costruire una realtà migliore giorno per giorno. 

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 01 settembre 2009
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