“Il telaio e la rosa”: conoscere i bustocchi aiutando il volontariato

Il volume dell'accademico Alberto Brambilla, in vendita nelle librerie, aiuterà l'Aias: tratteggia le figure di alcuni concittadini "doc"

La "bustocchità" come cliché abusato, i bustocchi come persone speciali. Parola di Alberto Brambilla, docente universitario e scrittore, che presentava mercoledì il suo "Il telaio e la rosa", più che un libro un quadretto che dipinge a piccoli tocchi di pennello, con stile quasi divisionista, il ritratto della città attraverso i suoi più genuini protagonisti. Morale: la bustocchità non esiste, definisce caratteristiche comuni a un ampio territorio. Non basta insomma essere attaccati al lavoro, generosi e un po’ burberi, e masticare il patrio dialetto per definire il concetto. I bustocchi, invece, esistono eccome: persone in carne, ossa, anima e portafogli, con storie interessanti. Che non si limitano certo al successo economico (o all’insuccesso: c’è anche quello). Spuntano allora figure che hanno dato molto al prossimo, nella forma del volontariato, vanto della città, o nella cultura.

Una lettura quindi altamente consigliabile a tutti i bustocchi e a tutti coloro che li vogliano conoscere, perchè "foresti": che vengano da Legnano, da Gela o da Timbuctù. Tanto più che l’autore è partito dal ripudio del luogo comune, abusato anche dalla politica, commenta, della "bustocchità". Troppo riempirsene la bocca rischia di distogliere l’attenzione dalle persone concrete e dalle loro traiettorie di vita. Storie esemplari, non sempre liete, ma molto, molto bustocche. In tutte le librerie della città si può acquistare il volume: il ricavato andrà ad aiutare l’Aias bustese, fondata da quell’Annibale Tosi che è uno dei protagonisti del libro.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 30 settembre 2009
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