La performance di Federica Fioroni chiude la mostra Quarta Dimensione

Giovani artisti in mostra alla Galleria Ghiggini fino a sabato 5 settembre

È arrivata alle battute finali la mostra Quarta Dimensione che ha animato la Galleria Ghiggini questa estate. Sabato 5 settembre a partire dalle ore 18.00 avrà luogo presso la galleria l’appuntamento finale che vede in particolare, Federica Fioroni , una dei giovani protagonisti della rassegna espositiva, realizzare la performance artistica “La danza del peyotl” in Corso Matteotti sotto la sua installazione dal titolo Menadi InCastrate caratterizzata da bianche camicie penzolanti legate fra due balconi che si affacciano proprio sulla principale via pedonale della città.
In occasione di questa particolare serata si vuole offrire al pubblico un’ulteriore possibilità di visitare l’esposizione che terminerà proprio il 5 settembre e di potersi confrontare con le altre particolari installazioni che sono state realizzate da Antonia Iurlaro con Silvia Pe­rindani, Shpati Hodoj, Cristian Luca Merisio, Daniele Nitti Sotres e Pietro Zucca per la Ghiggini 1822. La galleria ha infatti presentato, con il coordi­namento scientifico dello scultore Giovanni Bruno e del critico d’arte Claudio Cerritelli , entrambi docenti presso l’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano, un’inusuale collettiva realizzata appositamente per gli spazi sia interni sia esterni della galleria stessa e che hanno accompagnato la stagione estiva della Ghiggini 1822.
 
La performance 
Il lavoro delle camicie prende spunto dalla Camisia turca, un foglio con scrittura figurata di formule magico-religiose che i soldati turchi tenevano sotto la camicia, come protezione dai pericoli della guerra. Le camicie sono una forma, un luogo dove il corpo non si vede ma c’è, scompare per ricomparire e le lunghe maniche, cucite in fondo bloccano e incastrano il corpo, si intrecciano, o restano lunghe e penzolanti come prolungamenti inermi degli arti o legate e stese come panni bagnati diventando delle ali bloccate. Le camicie vengono appese e legate e sulla superficie riportano dei segni di scrittura, delle lacerazioni lasciate dai corpi dimenanti che sono stati contenuti dalle camicie, menadi che si sono liberate dalle lunghe maniche e hanno strappato la stoffa come le carni che le donne laceravano in preda alla ferocia dei baccanali, non solo carni di animali, ma anche di uomini.
Il titolo della performance La danza del peyotl   viene dai testi di Antonin Artud che Federica Fioroni ha scritto sulle camicie. Sono brani da cui emerge la condizione della costrizione e del soggiogamento; La danza del peyotl avviene per cercare la libertá uscendo fuori da sé; gli incamiciati con questa azione sbrandellano il loro giogo e ritrovano la condizione della libertá.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 04 settembre 2009
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