La prima volta del Pd al Premio Chiara

Quello dell’edizione 2009 è un buon programma: 32 incontri, spalmati su tre mesi, da ottobre a dicembre. Omaggio a Fernanda Pivano, Stieg Larsson e all'Aermacchi

«Gli amici di Piero Chiara sono ancora vivi». Romano Oldrini, oltre ad essere il presidente dell’associazione “Amici di Piero Chiara”, è un poeta. Ed è dunque  abituato a non sprecare le parole. La sua battuta racchiude tutta la fatica fatta in questi anni per mantenere in vita il premio dedicato allo scrittore di Luino. Il Premio Chiara per sopravvivere ha dovuto ingegnarsi, non potendo rimanere ancorato al solo fascino della letteratura. Prima è stato valorizzato quanto il territorio offriva, compresa la politica (quest’anno per la prima volta nella storia del premio era presente anche un esponente dell’opposizione, il deputato del Pd Daniele Marantelli). Poi è stata messa in atto una metamorfosi che ha trasformato il premio nella formula attuale del Festival del racconto. Ogni anno è stato aggiunto un pezzo nuovo: il cinema, la musica, i bambini, il teatro e adesso anche le fabbriche, quelle che il giornalista Gianni Spartà, membro della giuria letteraria, definisce «le nostre cattedrali». Lui addirittura ci ha scritto un “Romanzo industriale”. La prima a finire sotto i riflettori sarà l’Alenia-Aermacchi a cui è dedicata una tavola rotonda (23 ottobre ore 21 a Villa Recalcati) che sarà condotta dal giornalista Matteo Inzaghi. Il saper pensare si è dovuto alleare con il saper fare, perché altrimenti il premio in quanto tale «sarebbe già morto» confessa Oldrini.
Se è vero poi che le varie iniziative, come sostiene Bambi Bianchi Lazzati, direttore artistico del premio, non attirano pubblico dalle altre province lombarde, se ne deduce che la funzione del premio è quella di favorire la conoscenza del territorio tra chi già ci vive e abita. Solo così si spiega l’allargamento del premio ad altri centri della provincia come Luino, Malnate, Morazzone, Azzate, Leggiuno, Gallarate e Busto Arsizio.
Quello dell’edizione 2009 è un buon programma: 32 incontri, spalmati su tre mesi, da ottobre a dicembre. Mauro Gervasini, critico cinematografico, sta smarcando il premio dalla riproposizione, ormai trita e ritrita, dei film ispirati ai romanzi più famosi di Piero Chiara. Quest’anno l’omaggio sarà dedicato al grande Walter Chiari, raccontato da un amico fraterno come il vulcanico Tatti Sanguineti e da Simone Annichiarico, figlio dell’attore (verrà proiettato il film “La banca di Monate”, che non è tra i più famosi dell’artista). Non manca un aggancio forte con l’attualità affidato al ricordo di Fernanda Pivano (3 ottobre) e al fenomeno letterario di Stieg Larsson (11 ottobre) che spopola nelle librerie e al cinema.
La presenza tra i finalisti di Giorgio Faletti con il libro “Pochi inutili nascondigli” (Baldini Castoldi Dalai) metterà il Premio Chiara al centro dell’attenzione mediatica nazionale. Questo è l’’unico vantaggio di una presenza così importante, considerato che il suo libro a nostro parere non è certo il migliore dei tre selezionati dalla giuria.
Il resto del corposo programma si può consultare sul sito del Festival del racconto.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 19 settembre 2009
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