Matricola day: un giorno da ricordare per i dottori di domani

Accoglienza in grande stile con il rettore e i presidi di facoltà: sono già 270 i nuovi iscritti. "Vi cambieremo la vita" la promessa dell'ateneo

Giornata speciale oggi alla Libera Università Carlo Cattaneo di Castellanza: è quella dedicata alle matricole, i giovanissimi diplomati delle scuole superiori che si affacciano per la prima volta ad un modello di istruzione profondamente diverso da quello che hanno conosciuto fin qui. Le lezioni stanno partendo, ed entro la prossima settimana coinvolgeranno tutti i corsi. È un po’ un year after, se così si può dire, questo in LIUC: il primo anno dopo l’impatto della grande crisi. E anche questo potrà avere i suoi riflessi, in futuro, sulla formazione e la mentalità di questi giovani, sugli stessi sviluppi delle teorie economiche e dei flussi di merci, denaro e persone che animano l’economia globale.
Ad accogliere i 270 che fino ad oggi si sono iscritti al primo anno delle facoltà di economia, giurisprudenza, ingegneria (ma altri sono in arrivo, le iscrizioni sono aperte fino a novembre, e i numeri sono fin qui in linea con gli anni scorsi) erano il rettore Andrea Taroni e i presidi di economia e ingegneria, Valter Lazzari e Giacomo Buonanno. Simpatico “mattatore”, ma anche profondo nel preannunciare temi importanti della crescita personale degli studenti, il professor Luciano Traquandi, docente di psicologia e sociologia applicate alle aziende.

«Impegnatevi, ma divertitevi anche: qui non siamo bacchettoni» ha detto ai ragazzi un sorridente Taroni. Infatti, accanto agli impegnativi studi, in università non manca la possibilità di darsi allo sport, o alla recitazione. La socialità è al centro del progetto di questo ateneo che vuole essere modello. «La formazione che riceverete qui vi durerà tutta una vita. La perfezionerete, ma è alla base di ciò che sarete. Sono anni che si vivono una volta sola. Poi sarete nel mondo, con le vostre capacità: e fuori di qui ci sono sì i lupi, ma anche i frutti da cogliere».
Lazzari ha ricordato ai giovanissimi che stanno per intraprendere il cammino degli studi che le conoscenze tecniche sono solo un terzo di quanto si richiederà solo nella vita professionale. Gli altri due terzi sono dati dalle esperienze e dal network di relazioni individuali. Perchè, ricorda, anche le ricerche mostrano come il successo, in ultima analisi, sia determinato proprio da quest’ultimo aspetto, quando ben sfruttato in relazione agli altri. C’è poi un aspetto più personale dell’università. «Approfittate di ogni giorno, interagite con i compagni. Le ultime amicizie profonde e vere potrete costruirle qui, più avanti nella vita professionale sarà difficile, certo avrete tante conoscenze, persone che stimerete e con cui andrete d’accordo, ma non sarà lo stesso». E le amicizie dei vent’anni, se ben coltivate, restano, come un albero solido nel prato della vita.
Buonanno lancia una promessa: «Vi cambieremo la vita. Qui formiamo le persone che potranno avere ruoli di responsabilità nella società del 2020. Allargate dunque i vostri orizzonti, pensate fin da ora ad un’esperienza internazionale, a crescere nel mondo globalizzato. E criticateci, perchè è importante per noi offrirvi solo il meglio».

Nel segno dell’accoglienza, e delle diverse tecniche della stessa, l’ìntervento di Traquandi., seguito da una prima introduzione dei ragazzi dei corsi ai loro neo-colleghi. Coinvolgendo le matricole, timide o spavalde, in un botta e risposta, il docente ha spiegato alcuni concetti chiave. «Nelle aziende, risulta dalle ricerche, si viene assunti più in base alle proprie capacità ricettive che a quelle trasmissive, più per come sapete ascoltare che per come sapete presentarvi». Con tanto di dotte citazioni dall’antica cultura buddista (suo figlio è ricercatore di lingua giapponese…), Traquandi ha portato i ragazzi a conoscere il valore dell’imprevisto, della deviazione rispetto a ciò che ci si attende, in altre parole della scoperta che ti conduce su strade nuove. «Io stesso ho studiato ingegneria, poi mi sono specializzato in tutt’altro. Chi ha fatto "errori" è la gente che cambia di più: e in questo senso vi auguro di farne tanti». Filmati con gli opposti esempi di Mary Poppins e del sergente Hartmann di Full Metal Jacket hanno esposto alcuni concetti base della formazione, portati all’estremo caricaturale: da un lato saper venire incontro alle persone, dall’altro persistere sino all’estremo sacrificio nel compito assegnato. Premesso che «qui non siamo né Mary Poppins né il sergente Hartmann», ma una sana via di mezzo, se lavorare sodo è un prerequisito essenziale, lo è anche saper seguire l’istinto, non lasciarsi “traviare” da preconcette valutazioni altrui. E mettere passione in quello che si fa, perchè «lo studio esige un tributo altissimo: che da esso, in sé, non pretendiate nulla». Perchè la vera LIUC, è stato detto, è quella che si vede dopo la laurea, nel lavoro. E seimila laureati sono lì a dimostrarlo.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 16 settembre 2009
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