Nelle mani di Provincia e Regione la chiave del futuro di Accam

Per il Pirellone andavano tolti tutti i limiti temporali e di conferimento. La Provincia promette compensazioni economiche a uso ambientale e infrastrutturale. Immutate le perplessità delle opposizioni




Sull’inceneritore Accam continua il confronto in commissione ambiente, con il sindaco Gigi Farioli che ha esposto ai consiglieri una sorta di cronistoria degli sviluppi di quest’anno. Il suo punto chiave, dichiarato, è il rifiuto di trattare la modifica della convenzione Accam separatamente da una definizione complessiva della questione rifiuti ai livelli provinciale e regionale.

I più sfegatati fan di Accam risiedono al Pirellone: secondo quanto riferisce il sindaco, le consultazioni incrociate con gli enti territoriali gerarchicamente superiori avevano fruttato quella che potremmo definite una “proposta indecente” cui Busto ha dato semaforo rosso. In soldoni: 4 milioni di euro per bonifiche (Farioli insiste molto sullo stato cronicamente deplorevole delle aree adiacenti l’impianto) in cambio della sparizione di ogni limite temporale al rinnovo della convenzione con Accam, nonché del limite al numero di Comuni ammessi. Traduzione: a Milano hanno deciso che Borsano sia l’inceneritore unico di Varesotto e Altomilanese. “L’inceneritore resterà sempre a Busto Arsizio, così ha deciso qualcun altro” chioserà acido il borsanese Fontana. “Il centrodestra di qui mi sembra debole nei confronti dei colleghi di altre città locali, che ben si guardano dal parlare dei rifiuti come risorsa”.

Il sindaco Farioli cerca di giocare una partita per sua stessa ammissione complessa, e sa bene, lo dice anzi, che certe scelte “non vengono fatte solo a Busto”. Gli preme che si giunga a definire il Piano regionale rifiuti, a sua volta subordinato al completamento di quelli provinciali. Quello varesino è come la tela di Penelope: non giunge mai a compimento, e dal Pirellone sono piovuti fulmini e minacce di commissariamento ad acta. Il piano adottato in passato, e congelato proprio dalla Regione, identificava cinque sub-ambiti di smaltimento teoricamente autosufficienti… senza identificare i relativi siti. Il tempo però per Accam stringeva. Il revamping, la ristrutturazione radicale di parti vitali dell’inceneritore, è imperativo, per questioni di soldi che più volte abbiamo citato e per ragioni di rispetto di stringenti norme ambientali. La notizia data da Farioli che da oggi stesso il monitoraggio in continuo delle emissioni è esteso alle diossine non rassicura più di tanto: si vorrebbe non sentirle nominare.

L’uovo di Colombo ambientale del fronte Accam, incrollabile alleanza fra il centrodestra di governo a Milano e tutti i Comuni che non vogliono dover rischiare di trovarsi qualche impianto in casa, scaricandolo su chi ce l’ha già, è il teleriscaldamento. Una scelta che effettivamente eliminerebbe le emissioni di centinaia di camini residenziali e, in parte, industriali, fornendo calore e vapore. Il prezzo non dichiarato? Semplice: la permanenza sine die dell’impianto.
Farioli in verità precisa che il suo andirivieni tra Milano e Varese un frutto l’ha portato: una bozza d’accordo quadro c’è. La provincia ha proposto una contropartita economica: un milione e mezzo o due di euro all’anno, vincolati ad usi ambientali e infrastrutturali.

Per il comitato ecologico borsanese, nella persona del portavoce Barbaglia, “il sindaco ha raccontato il passato, ma non ha dato prospettive, né l’impressione di poter fare scelte autonome. Poi costi, distanze, eccetera sconsigliano un impianto qui per tutta la provincia”. Per loro è fumo negli occhi ogni ipotesi di prolungamento della scadenza che al momento fisserebbe al 2019 la chiusura dell’inceneritore.

L’alternativa del riciclo “integrale” dei rifiuti tipo Vedelago sembra già scartata, almeno per ora. “La provincia di Treviso è diciottesima nella classifica nazionale del riciclo dei rifiuti, Varese quindicesima” cita il sindaco. Là però c’è un impianto che vanta di poter riciclare praticamente di tutto; qui no, e non ci sarà. Le perplessità delle opposizioni restano. Per Corrado (Prc) c’è uno spreco insito nell’idea di bruciare rifiuti per il teleriscaldamento: l’energia usata per produrli supererebbe di molto quella poi ottenuta da essi. Per Pecchini (PD) la questione è un’altra: Accam, convenzione alla mano, doveva lavorare nell’ipotesi di diventare un’agenzia ambientale, “ma non ha fatto nulla, non ci ha presentato nessuna idea alternativa”.


di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 17 settembre 2009
Leggi i commenti

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.