“Non ci possono spostare senza il nostro consenso”

Giuliano Casagrande è il portavoce della comunità sinti: "Abbiamo già vinto un ricorso al Tar. Se ci vogliono spostare devono darci un'alternativa. Non siamo bestie"

«Nessuno può spostarci senza il nostro consenso». Giuliano Casagrande è il “capo” del campo sinti di Gallarate: una carica informale, guadagnata sul campo dopo anni di impegno per tutelare i diritti del gruppo di circa ottanta persone che da due anni vivono in via Lazzaretto numero 50. «Abbiamo una sentenza favorevole del Tar che afferma che non ci possono spostare e che se lo fanno devono darci un’altra area. Già nel 1996 hanno tentato di sgomberare il campo, ma ci siamo appellati e abbiamo vinto. Il sindaco di Gallarate non lo vuole capire: noi siamo pronti a lottare per difendere i nostri diritti – attacca Casagrande -. Dice che abbiamo perso le nostre radici, ma noi siamo e saremo per sempre sinti: è Dio che ci ha mandato sulla terra e solo Dio potrà spostarci. Noi abbiamo le nostre case, viviamo così per una nostra scelta e nessuno ce lo può impedire. Se il sindaco ci vuole spostare deve predisporre un’altra area, spendendo altri soldi dei gallaratesi». Nel campo ci sono le case “mobili” con tanto di recinzioni murali, inferiate e cancelli: in giro tanti bambini piccoli, alcuni ragazzi che aiutano a far ripartire un camion e gruppi di uomini che si muovono, vanno e vengono parlando il dialetto tipico di questa comunità. La strada che attraversa è pulita, le piazzole ordinate con vestiti stesi, qualche cane che vaga senza meta e le auto parcheggiate: due Mercedes, qualche station wagon mezza rotta, molte utilitarie, alcune nuove di zecca, altre meno. All’ingresso il numero civico posizionato da pochi mesi e le caselle postali: «Ci hanno anche fatto cambiare la residenza e tutti i documenti. Qui siamo tutti italiani, gallaratesi da generazioni – spiega Casagrande -. Mio nonno era seppellito a Samarate: ora la sua tomba è a Roma. Il sindaco non può avere due facce: ha promesso mare e monti a noi, poi per accontentare la Lega ci vuole cacciare. Pensi alla città di Gallarate, che con due gocce d’acqua si blocca completamente, invece di “tormentare” noi. È ora che si cambi e si decida. Noi siamo pronti a qualunque battaglia. È la nostra tradizione che ci spinge a vivere nelle roulotte: come non si può prendere un uccello e farlo vivere in gabbia, così non possono obbligare noi a vivere in casa. Noi in case di pietra non vogliamo vivere: è la Bibbia che dice che le pietre cadranno una ad una. Noi siamo sinti sedentari: non siamo nomadi, ma sinti sì». I membri della comunità che vive a Gallarate lavorano come operai, nella raccolta del ferro, nel giardinaggio, nei traslochi: «Facciamo fatica, ma alla fine della giornata abbiamo sempre mangiato – prosegue Casagrande -. Su sedici famiglie solo una ha già avviato le pratiche per entrare in graduatoria per chiedere la casa popolare: gli altri non vogliono vivere tra quattro mura di pietra, magari tra venti anni. Noi siamo più gallaratesi del sindaco stesso, c’eravamo prima e ci saremo poi. Mucci dice che c’è pericolo? Venga a vedere, qui è tutto in ordine, non ci sono rischi di nessun tipo. Non siamo bestie e non ci possono prendere e spostare come pare a loro: siamo pronti a ricorrere al Tar, al Consiglio di Stato, alla Corte Europea, ci rivolgeremo al Papa se necessario. Siamo Evangelici, vorremmo anche creare un luogo di preghiera qui: ci basta una tenda per lodare Dio».    

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Il campo sinti a Gallarate 4 di 6
di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 18 settembre 2009
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