Papà fai spazio che ti ri-organizzo l’azienda

Stefano Canali racconta l'esperienza di valorizzazione delle risorse umane nella sua storica azienda di abbigliamento. Un modello organizzativo di successo che ha puntato sulle risorse umane come esempio per rilanciare le pmi

Papà fai spazio che ti ri-organizzo l’azienda, valorizzando le risorse umane. Potrebbe essere intitolato in questo modo l’incontro che si è svolto ieri sera (martedì) all’interno della sede dell’Unione degli Industriali di Busto Arsizio alla presenza di Stefano Canali, della storica azienda Canali s.p.a., esempio lampante di successo di un giovane imprenditore che prende le redini dell’azienda di famiglia e la trasforma, da una nave comandata dal solo capitano (suo padre), in un luogo dove tutti, dall’operaio al manager, hanno la consapevolezza di quello che stanno facendo e hanno una visione d’insieme dell’azienda. L’incontro informale con i giovani imprenditori bustocchi ha avuto proprio questo senso: passare da una gestione familiare e verticistica dell’impresa (retaggio di un vecchio modo di fare imprenditoria che non regge più il mercato) ad una nuova imprenditorialità anche nelle piccole e medie imprese che sappia valorizzare le risorse umane e sappia creare del valore aggiunto.

Canali ha raccontato come la decisione del padre di fare qualcosa di più di un passo indietro abbia aperto un nuovo scenario per la sua azienda, dopo 75 anni di gestione in stile familiare: «Ci siamo fatti affiancare dai consulenti di direzione dello studio Impemba e Associati – ha raccontato Canali – e abbiamo avviato una trasformazione che ha portato a compimento un vero e proprio cambio generazionale». In sostanza Canali ha assunto un direttore delle risorse umane e ha promosso, dai manager a scendere, un nuovo modello di gestione aziendale che si basa sulla responsabilizzazione del proprio ruolo in tutta la filiera che va dal commerciale alla produzione, fino ai rivenditori nei vari negozi col marchio Canali.

«Fino a ieri ogni collaboratore era talmente concentrato sul suo pezzetto di lavoro da non sapere, anche dopo anni, cosa comportava il suo lavoro a monte e a valle – ha spiegato Canali – mentre ora tutti sanno cosa fanno gli altri e questo ha migliorato di molto i rapporti interni all’azienda. In poche parole abbiamo avviato una nuova comunicazione che non passa più sempre e solo dal capo dell’impresa». I vari livelli si parlano orizzontalmente e verticalmente aumentando la qualità del lavoro. «Questo prima non avveniva – ha detto Canali – dall’operaio al responsabile più alto in grado si portava all’attenzione dei superiori solo i problemi e non le soluzioni, come se fosse compito sempre di qualcun’altro la risoluzione del problema. Ora è diverso, io vado dall’operaio e chiedo a lui cosa si può fare per migliorare la qualità della macchina che sta usando, se ne ha individuato margini di miglioramento e in che modo». In questo modo, secondo Canali, tutti si sentono più partecipi in azienda mentre prima al massimo si chiedeva di fare come se si fosse in una grande famiglia: «Nel nostro caso abbiamo proposto un passo ulteriore, l’essere imprenditori di se stessi».

Canali ha rivoluzionato in questo modo la sua azienda ma non si può ancora dire che questo abbia ripercussioni sul fatturato: «I risultati non si vedono nel breve-medio periodo – ha detto rispondendo alle domande dei giovani imprenditori presenti – ma sono sicuro che questo modello di rivalutazione delle risorse umane sarà vincente per le piccole e medie imprese».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 23 settembre 2009
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