Pippo la scopa in crisi, i lavoratori chiedono i soldi

I dipendenti si sono riuniti in presidio per denunciare la grave situazione dell'azienda e il blocco degli stipendi. Intanto i sindacti sperano in due cordate che hanno presentato un'offerta per l'affitto di ramo d'azienda

La terminologia tecnica impone di descrivere la situazione della Fratelli Salviato con parole come concordato preventivo, cassa integrazione straordinaria, mobilità, crediti chirografari.
Ma l’immagine reale e tangibile delle conseguenze della crisi della storica azienda di “Pippo la scopa” hanno deciso di darla i dipendenti stessi che questa mattina hanno organizzato un presidio all’esterno della sede di Castronno, prima delle trattative per l’apertura della mobilità volontaria che si svolgeranno oggi pomeriggio, per dare un’immagine e un volto alle parole del tribunale e delle trattative sindacali.
E questa immagine sono i volti di 164 lavoratori che si sono trovati senza stipendi, sono i volti dei problemi che a casa prendono il nome di rate del mutuo, soldi per i libri scolastici dei figli, rate della finanziaria per la macchina, e tutti i problemi che ogni famiglia si trova ad affrontare quotidianamente, senza però uno stipendio che dia loro la sicurezza necessaria per farlo.
«Avremmo voluto manifestare e farvi sapere prima la grave situazione in cui versavamo grazie ha anni di scelte sbagliate da parte dell’azienda, ma nutrivamo ancora molte speranze. Ora che siamo fermi e tutto è in mano al tribunale non ci stiamo più a restare in silenzio e, oggi, manifestiamo!».
L’apertura delle procedure per il concordato preventivo è di luglio. Da quel momento tutto è passato nelle mani del tribunale e quindi gli stipendi non sono stati ancora pagati. La partita si gioca al tribunale di Venezia, bisogna trovare un’offerta che permetta di soddisfare i creditori. I debiti verso i creditori della Fratelli Salviato ammontano a circa 7, 5 milioni di euro e l’offerta fatta è il pagamento del 20% ai chirografari. La proposta verrà valutata il 17 settembre e fino ad allora i dipendenti trattengono il fiato.
«La cosa più triste di tutta questa faccenda – lamentano durante il presidio – è il fatto che prima del concordato l’azienda abbia sistemato i conti di ogni cosa, eccetto una: il pagamento dei nostri stipendi, così da un giorno all’altro ci sono stati chiusi i rubinetti», l’impressione dei lavoratori riuniti era una sola «quando le aziende vanno male, chi paga sono sempre i soliti: noi».
Chi proprio non accetta le accuse di malagestione fatte dei sindacati è Martino Salviato, attuale amministratore delegato e proprietario dell’azienda, «sono stati fatti degli attacchi diretti alla mia persona, io rispetto il lavoro di tutti ma chiedo di essere rispettato a mia volta. Il sindacato sa che stiamo facendo tutto ciò che è possibile, sul tavolo ci sono diverse proposte e trattative, non crediate che non sia preoccupato per i dipendenti e per tutte le loro famiglie, l’azienda stessa è un po’ come se fosse una grande famiglia». L’azienda dice di essere stata costretta al concordato.
Ma i sindacati non accettano questa interpretazione «prima di aprire le procedure dovevano essere pagati gli stipendi, sapevano che poi non sarebbe più stato possibile».
Ai dipendenti rimasti senza stipendio ora non resta che attendere l’arrivo della cassa integrazione straordinaria «a novembre? Dicembre?», si chiedono, «la cassa inoltre durerà fino al 2010..e dopo? A noi cosa accadrà».
Se i creditori accetteranno l’offerta allungando la vita dell’azienda, per la verità, ci potrebbero essere alcuni margini per il salvataggio. Secondo la Fillea Cgil vi sono speranze legate e due diverse cordate. La prima fa capo a un imprenditore veneziano di nome Scantamburlo (ha una scatolificio) che avrebbe anche il favore di Ezio Salviato, amministratore fino al 2004 (anno in cui è uscito dall’azienda), e ora titolare di una grossa ditta di carni all’ingrosso a Gemonio, la Bembo. La seconda proposta farebbe capo a imprenditori cartari veneti, la famiglia Zago. Le proposte riguardano la presa di affitto di ramo di azienda, e per ora rappresentano la speranza che impedirebbe di fermare le macchine e salvare in posti di lavoro.

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I lavoratori della Salviato in presidio 4 di 8
di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 10 settembre 2009
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