Quando la pezza è peggio dell’etichetta “nazista”

Gli avvocati dei proprietari del negozio che esponevano le bottiglie di vino con l'immagine di Hitler e Mussolini hanno protestato con il giornale e difendono i loro clienti sostenendo che c'erano anche bottiglie con l'effige di Giovanni Paolo II, John Fitzgerald Kennedy, Joseph Stalin, Bob Marley e Che Guevara

La vicenda delle bottiglie di vino con l’etichetta che riproduceva l’immagine di Hitler e Mussolini aveva un solo finale auspicabile:  le scuse da parte dei proprietari del negozio che le metteva in vendita. Invece, no. I proprietari, non contenti della figura fatta con la turista francese che ha protestato per la presenza sugli scaffali di quelle bottiglie, hanno pensato di chiedere ai loro avvocati di scrivere a Varesenews  per avere una rettifica degli articoli e riservandosi «le iniziative giudiziarie più opportune». Le argomentazioni inserite nella lettera, però, peggiorano la situazione, perché gli avvocati sostengono che sugli scaffali (con foto allegate) non ci sono solo le bottiglie riportanti i volti di Hitler e Mussolini, ma anche quelle dedicate ad altri personaggi storici come Giovanni Paolo II, John Fitzgerald Kennedy, Joseph Stalin, Bob Marley e Che Guevara. Come se fosse una questione di par condicio («bottiglie della stessa collezione, ma di vario tipo e di diversa inclinazione politica»). Insomma, abbiamo fatto pari e patta. Ti metto sullo scaffale un bella bottiglia di nero “Hitler” o un barricato “Mussolini” e, per evitare contestazioni, ti propongo  anche un bel bianco “Papa Wojtyła”, un bel rosé “Jfk” o meglio ancora un bel passito “Stalin”. Per non parlare poi delle bottiglie con il tariffario delle case di tolleranza o con le donnine nude. Complimenti per l’assortimento delle annate. 
Inoltre,  la lettera degli avvocati specifica che «la vendita di tali bottiglie nel supermercato in questione, da oltre due anni, non aveva e non ha pertanto alcun intento politico e/o polemico proprio in ragione della varietà delle immagini raffigurate».
Forse i legali avrebbero dovuto ricordare ai loro clienti che l’apologia del fascismo è vietata dalla costituzione italiana. Comunque, costituzione o non costituzione, quelle bottiglie era meglio non vederle sugli scaffali per una scelta di buon senso, per una questione di sensibilità, di rispetto, di senso civico e di giustizia. La par condicio delle immagini non basta ad eliminare la vergogna di sei milioni di morti innocenti nei campi di sterminio nazifascisti.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 28 settembre 2009
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