Quando Vedelago fa rima con Dairago

Il Comune altomilanese ha ospitato una serata-incontro con Carla Poli, direttrice del centro di recupero rifiuti veneto, per studiarne il modello gestionale contrapposto a quello dell'incenerimento

I rifiuti sono un business, specialmente quando li si fa sparire dalla circolazione. Ancora più quando tale sparizione non si concretizza in un’immissione in aria sotto forma di emissioni da camini o in un sotterramento in cave come discarica, ma è "totale", con il riciclaggio di ogni componente. Ivi inclusi i più minuti scarti, composti in massima parte di plastica, da riscaldare, sottoporre ad estrusione e tarsformare in una "sabbia" sintetica utilizzabile per una gamma di applicazioni. È la ricetta, quest’ultima, del considdetto "modello Vedelago", dal centro di riciclo veneto la cui direttrice, Carla Poli, è stata ieri sera ospite del Comune di Dairago. L’incontro pubblico, con un centinaio di presenti fra cui anche il sindaco della "varesina" Marnate, Celestino Cerana, interessato a chiarire alcuni punti a lui poco chiari del modello, ha visto la Poli esporre la propria visione della gestione rifiuti. Da quattro anni Vedelago è giunta al riciclo integrale della frazione secca: con tali economie di scala, dice Poli, che per alcune tipologie di rifiuti non fa nemmeno pagare il conferimento. La serata ha visto citare cifre e dati a raffica, più volte è stato ricordato il costo dello smaltimento con inceneritori, sui 130-140 euro a tonnellata, e con sistema Vedelago, 40 euro a tonnellata.

Sul palco non mancavano il sindaco Pier Angelo Paganini, deciso ad approfondire il modello e proporne l’applicazione nel suo bacino di smaltimento. Dairago è in pieno sulla traiettoria, secondo i venti prevalenti, dei fumi di ricaduta che fin dai primi anni Settanta emette l’inceneritore Accam di Borsano. Questa consapevolezza spinge il Comune, che non fa parte della SpA di gestione bensì di un altro bacino, a studiare un sistema diverso. Accanto al sindaco Paganini esponenti del Comitato ecologico Inceneritore e ambiente della vicina Borsano: Alessandro Barbaglia e Paolo Zaroli. Per l’ennesima volta hanno ribadito il loro no secco all’ipotesi di Accam come "forno unico" di tutto il varesotto e di gran parte dell’Alto Milanese, come vorrebbe la Regione. E in consiglio comunale a Busto Arsizio di Accam si dovrà ben parlare, forse già stasera, con la proposta della maggioranza di allungare la convenzione, e la durata del’impianto, dal 2019 fino almeno al 2025, per consentirne la costosissima ristrutturazione (revamping, 35 milioni di euro). In cambio, «le stesse promesse già fatte e non mantenute da anni» tuona il comitato.

Opzioni inconciliabili quelle dell’incenerimento e del "rifiuti zero", quest’ultima considerata da molti utopica. Carla Poli ribatte che andare avanti a parlare di percentuali di raccolta differenziata è un equivoco: conta quanto si ricicla effettivamente, non quanto si raccoglie a parte. E comunque chi ha scelto da tempo l’incenerimento anche come modello energetico, come la provincia di Brescia, non ha che il 38% di raccolta differenziata. Una opzione schiaccia l’altra. «Noi stiamo sul mercato» ribadisce Poli; non si può dire sempre lo stesso degli inceneritori, spesso tenuti in piedi economicamente per anni più con incentivi da soldi pubblici (Cip6, certificati verdi ecc) che dalla vendita di energia. Il dott. Baj per Medicina Democratica ha illustrato a conclusione della serata, senza allarmismi di sorta, le emissioni degli inceneritori: di tutto un po’, certo meno oggi, con regole severe, o domani con impianti ammodernati, che ieri quando persino la diossina fluiva in quantità preoccupanti dai camini. Nanoparticelle, gas irritanti, metalli pesanti: minacce sottili, non sempre di facile valutazione o evidente effetto. Neppure gli oncologi concordano: ma che la gente non cada stecchita sotto i gas come soldati in trincea non basta a tranquillizzare. Studi scientifici mostrano però un chiaro impennarsi di alcuni "tumori sentinella", fortunatamente rari (sarcomi dei tessuti molli), in vicinanza degli impianti. Secondo il fronte anti-incenerimento, anche con tutti i miglioramenti tecnici recenti il principio di pruidenza imporrebbe di cambiare strategia, piuttosto che fare da cavie per altri studi epidemiologici futuri. In ogni caso, la quantità di rifiuti quella rimane: meglio riciclata che bruciata, per un crescente fronte di contestatori che potrebbe lanciare la gestione rifiuti di domani.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 29 settembre 2009
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