Se chiudiamo le scuole si perdono le tradizioni

Se non intervengono novità, dal prossimo anno scolastico, quattro scuole varesine chiuderanno. Scelta necessaria e obbligata, sostiene l’amministrazione per bocca dell’assessore competente. Scelta sbagliata rispondono in molti.
Le ragioni traggono origine da due diversi fattori: la razionalizzazione delle strutture con un risparmio per il Comune di circa 180mila euro e i tagli delle insegnanti da parte del ministro.
Sulla questione intervengono in tanti e quello che sta succedendo nel quartiere di Bosto è interessante per tutti al di là della loro situazione specifica.
La chiusura di una scuola in un quartiere è una perdita pesante per tutta la comunità. Non è solo una questione affettiva per quanti l’hanno frequentata in passato, ma un errore strategico pensando al futuro.
La scuola è uno dei corpi vivi e virtuosi di un territorio. Oltre al luogo dell’apprendimento è il luogo dell’incontro, del confronto, dell’analisi di problematiche e opportunità. I bambini, i ragazzi che la frequentano si conoscono anche lì e crescono insieme. Saldano rapporti che resteranno significativi per tutta la vita. A questo si aggiunge la pari opportunità per i genitori e gli educatori. Insomma la scuola è il primo tessuto sociale della comunità: essa permette di conoscerla meglio e ha un ruolo attivo notevole, perché oltre alla sua specifica funzione, tiene viva un’area e una rete di relazioni e conoscenze. Non è vero che tutto questo resta intatto anche spostandola di poco. Il patrimonio storico va di colpo perso e – quel che più conta – non produrrà più questa ricchezza per il futuro.
Riflessioni che sembrerebbero aver poco a che vedere con le ragioni di economicità, ma è qui l’errore grave che una volta commesso rischia di diventare irrimediabile. Ricostruire reti sociali ha costi enormi e anche inutili quando si mettono in atto azioni artificiali. Inoltre si carica sull’intera colettività e sulle famiglie una serie di altri costi. Basti pensare alla necessaria maggiore mobilità. Un genitore si è preso il gusto di disegnare le mappe dei percorsi necessari a raggiungere le relative altre scuole che dovrebbero frequentare i ragazzi alla chiusura della loro. Decine di migliaia di chilometri all’anno da percorrere con tutto quello che ne deriva. Inquinamento, stress, traffico e altro. Non ci vorrebbe molto a calcolare i costi specifici.
Allora anche il piano economico mostra davvero il fianco.
Una razionalizzazione va realizzata, ma forse sarebbe opportuno mettere nel calmiere molti fattori e non solo i semplici numeri. Anche perché chi glielo spiega ai cittadini che mentre si invoca la necessità del recupero delle antiche tradizioni, in concreto si agisce esattamente al contrario?
Se ne sono accorti gli ex alunni della classe 1940 della Foscolo di Varese che, per ringraziamento di quanto vissuto in quell’ambiente, hanno continuato a  incontrarsi e fare azioni per migliorare la loro scuola.
Fa sorridere pensare che la fortuna del più popolare social network sia stata la voglia di ritrovare i propri compagni di scuola in giro per il mondo, e poi assistere alla chiusura dello spazio nella dimensione reale.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 18 settembre 2009
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