Stragi in famiglia, nel 2009 siamo a quota tre

E' un crescendo di omicidi che si consumano tra le mura domestiche a partire dalla strage di Cadrezzate fino agli ultimi tre episodi di quest'anno: due a Busto e uno a Gornate

Le stragi familiari in provincia di Varese nell’ultimo decennio si sono ripetute con una regolarità impressionante di almeno due casi all’anno. Un dato che fa riflettere e che stupisce ancor di più per il fatto che in tutte le classifiche nazionali sul benessere e la qualità della vita questa zona si posiziona regolarmente tra le migliori. La scia di sangue tra le mura di casa è lunghissima e l’omicidio di Giuseppe Sporchia, avvenuto nella tarda serata di domenica, è solo l’ultimo in una casistica davvero preoccupante.

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Il delitto di Gornate, nel quale Maurizio Dal Cero ha ucciso i due figli e la moglie, avvenuto lo scorso 7 agosto, sembrava dover essere l’ultimo del 2009. Solo a gennaio dello stesso anno a Busto Arsizio, infatti, Rino Gallazzi uccise il padre Bruno e si tolse la vita.
 
Il 15 dicembre 2007
Gaetano Panato, 67 anni, uccide a coltellate la moglie Irma Zanderigo nella villetta di Nizzolina di Marnate, dopo una lite. Dopo un intervento chirurgico era caduto in depressione. Il 16 gennaio 2008 a Gorla Maggiore Angelito Mascheroni uccide la consorte Ermanna Rampinini, malata, dopo una notte di discussioni.  

Il 22 marzo 2007
a Busto Arsizio muore Maurizio Sarcià, 47enne con gravi problemi psichiatrici, ucciso dal fratello Sergio, esasperato dopo una violentissima lite in cui l’altro gli aveva rotto il naso. Vicenda chiusa di recente da una sentenza che ha riconosciuto l’eccesso di legittima difesa.
E ancora: due mogli vengono uccise a breve distanza di spazio e tempo l’una dall’altra in Valle Olona.
 

Il 9 gennaio 2006
è Busto Arsizio
a fremere d’orrore quando Luigi Tosi, detenuto in semilibertà, noto anche come "Il gatto" fra i vecchi compagni delle bische clandestine, assassina la sorella Maria Grazia e il cane di lei. Vent’anni prima aveva ammazzato la moglie e fatto sparire il suo corpo, venendo identificato come il responsabile solo dopo un’accurata inchiesta.
Pochi giorni dopo un nuovo orribile delitto fra conviventi a Gorla Minore, stavolta tra stranieri. Jean-Claude Djabe, ivoriano, uccide a sprangate una cugina e riduce in fin di vita un’altra donna, sua convivente, che si salverà a stento. Dietro questo crimine, compiuto in presenza di alcuni bambini terrorizzati, addirittura l’ombra della stregoneria, credenza ancora diffusa in vaste plaghe dell’Africa.

Il 4 maggio 2005:
a Viggiù, il 27enne Gaetano Restivo, gravemente depresso, uccide a fucilate i più giovani fratelli Gianni, 24 anni, e Antonio, appena quattordicenne, poi sparisce di casa per alcune ore prima di essere catturato.

Il 21 gennaio 2005:
 è la tranquilla frazioncina sommese di Maddalena, in riva al Ticino, ad essere sconvolta.  Al bar Fogador è una vera mattanza quando il 55enne Efisio Serra, pluripregiudicato con già un’omicidio "all’attivo" nel suo passato, uccide sua sorella Maria Teresa e la cliente del bar Lorella Fabian (la nipote del Serra, Isabella Ferrari, muore soffocata dal fumo dell’incendio appiccato dal Serra prima di sparare) e ne ferisce un’altra prima di suicidarsi.

Il 9 aprile 2004:
l’orrore colpisce Busto Arsizio. Qui si legano i dissapori familiari e la follia. Nella sua casa di via Monti Roberto Guaia massacra a coltellate i figli adolescenti Ilaria e Danny, 17 e 14 anni, per odio verso la moglie, da cui era separato e che viveva in Germania. Una scena terribile si presenta agli occhi delle forze dell’ordine, lo stesso vicequestore Mauriello se ne confesserà sconvolto. Un terzo figlio, Emanuele, 19 anni, si salva per miracolo, essendo assente dalla casa del apdre al momento del raptus.

Il 25 settembre 2002:
a Varese, follia e disperazione, salendo di livello, esplodono poi direttamente a Palazzo di giustizia. Rosolino D’Aiello, 62 anni, carabiniere in pensione, uccide anche a qui a colpi di pistola la moglie Cosima Granata, 49 anni, durante l’udienza di separazione al tribunale di Varese, alla vista di giudice e avvocati.

Il 12 giugno 2002:
la tragedia avviene nello studio dell’avvocato, sullo sfondo di una separazione. Nello studio Cifarelli di Lavena Ponte Tresa il finanziere 32enne Stefano Martin ammazza a colpi di pistola la moglie Rosella Ferrari e si suicida, tutto sotto gli occhi delle segretarie terrorizzate del legale.

Il 24 novembre 2001:
a Tradate al termine di una violentissima lite coltello in pugno tra marito e moglie muoiono Patrizia Duregon e la figlia Giulia, di nove anni; il marito e padre Pietro Volonté tenta di suicidarsi senza riuscirci.

Nel gennaio 1998
la strage di Cadrezzate:
Elia Del Grande, rampollo di un’autentica dinastia di fornai, uccide i genitori e il fratello a colpi di fucile. Un fatto che ebbe risonanza nazionale.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 30 settembre 2009
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