Un bronzo danese… anzi varesino

Linda Villumsen, terza nella crono dei mondiali di Mendrisio, abita da un paio d'anni nella Città Giardino. "Non credevo di salire sul podio, ma nemmeno mi aspettavo Noemi così forte" dice della collega-rivale

Una medaglia di bronzo scandinava… ma non troppo. Anzi un po’ varesina. È quella di Linda Villumsen, giovane e forte cronogirl danese che ieri, stupendo anche se stessa, si è issata sull’ultimo gradino disponibile del podio di Mendrisio. Un terzo posto mondiale strorico per la Danimarca, che ha fatto felice la squadra danese, alloggiata presso l’Hotel Gonzaga a Gaggiolo, a poche centinaia di metri dalla dogana. Un podio che suona molto "casalingo", accanto a Noemi Cantele e all’australiano di Castronno Bobridge vincitore nella crono under 23. Proprio da Castronno parte la storia "varesina" di Linda: è un’"amica di pedale" australiana, Oenone Wood, a farle conoscere la zona, in occasione di una corsa cui partecipava la sua squadra (attualmente milita con il Team Columbus). Alla danese non parve vero: pianura, colline, montagne, veramente di tutto, e in mezzo a paesaggi bellissimi.

«At first I lived near the stadium» ci dice nel suo ottimo inglese: in principio, insomma, fu Masnago, in coabitazione con compagne di squadra. Sono due anni che Linda vive a Varese, «on and off» dice, un po’ sì e un po’ no perchè le gare in giro per l’Europa e il mondo, i ritiri con la squadra e altro ancora la tengono spesso lontana dalla città. L’italiano lo capisce, ma non è ancora riuscita a imparare a parlarlo, o meglio «quando ci provo, tutti ridono per l’accento. Sono timida» confessa. No problem: let’s talk English then. «Ma in futuro mi sforzerò di imparare bene: andrò a lezione a Varesecorsi…» Intanto la ragazza tiene, ovviamente in inglese, e un suo sito personale con tanto di blog nel quale aggiorna man mano i risultati delle sue gare.

«Mi piace tanto la vostra terra, ci sono percorsi davvero belli e adatti a me. Io amo fare allenamenti su lunghe distanze, senza andare a tutta. Fra i miei percorsi preferiti c’è fare l’anello del lago di Varese, poi dirigermi su Luino…» E in Ticino, visto che parliamo di mondiali svizzeri? «Qualche volta ci vado, magari con Noemi (Cantele), ogni tanto usciamo insieme». Problemi? «Troppo traffico, rischio di incidenti. È successo anche a me di essere urtata da una macchina a duecento metri da casa e di cadere di spalla sull’asfalto». Per fortuna, niente di grave «ma essere investiti è la paura di ogni ciclista». In Danimarca è un po’ diverso. «Le auto da noi sono meno, costano molto più che in Italia, a causa delle tasse altissime. C’è chi per risparmiare, o per mancanza di soldi, nemmeno la compra e usa comunemente la bicicletta per gli spostamenti».

Linda Villumsen cresce in una famiglia non particolarmente sportiva ma fin da ragazzina dimostra di avere la competizione nel sangue. Ha cominciato a correre in bicicletta a undici anni, nel 1996. «C’era Bjarne Riis che vinceva il Tour, così…». Dal 2000, Linda abbandona il ciclismo per quattro anni. Viaggia molto, lavora, non lascia certo lo sport: prova il durissimo triathlon, le mezze maratone. Ma «la competizione del ciclismo, il confronto con gli altri e con se stessi, mi mancavano, così sono tornata a correre». In Danimarca Linda ha vinto un po’ tutto, fra cui vari titoli nazionali, soprattutto a cronometro, la sua specialità. «Mi piace la crono per la sfida con il proprio corpo, perchè non ti puoi nascondere se non stai bene, devi dare tutto e allenarti a fondo. Ma le gare che mi piacciono di più sono quelle in campo internazionale, le sento molto». Avversarie più numerose e più forti, che Linda, salendo sul podio, non riusciva a credere di aver superato. Ma ancora più sorprendente per lei è stato trovare Noemi Cantele un gradino più sopra. «Di norma, quella da cronometro sono io, quella da gara in linea lei» dice «Siamo atlete di tipologia molto diversa. Per la crono tra le italiane magari temevo più la Guderzo. Invece…». Come la Cantele, la ragazza danese ha corso senza computerini, cardiofrequenzimetri e gingilli vari. «Le uniche notizie le aveva dall’ammiraglia: solo a cinque chilometri dalla fine mi hanno detto di darci dentro al massimo che ero in lizza per una medaglia». E bronzo è stato. «Il percorso mi ha aiutata, io sono una che cambia spesso rapporti ed era un tracciato molto mosso e nervoso, che lo richiedeva. Ho sofferto solo uno strappaccio, sui 500 metri ma molto ripido. Non amo le salite così aspre, io vado bene su ascese lunghe e pedalabili».

A Linda l’Italia, traffico a parte, piace e non poco. «È un paese che nel ciclismo ha una vera storia, ci Linda Villumsen, medaglia di bronzo mondiale Mendrisio 2009, ciclismosono tanti appassionati, è bello». L’inserimento a Varese, ammette, «è stato molto difficile per me, soprattutto per la lingua: andare da uno sportello all’altro dell’amministrazione è complicato! Per fortuna i miei amici di qui mi hanno molto aiutata». E grazie al cielo almeno loro parlano inglese… Proprio una di queste conoscenze locali, Maria Cavuoti, è la nostra lettrice che ci ha scritto segnalandoci, felicissima dopo aver saputo il risultato della gara, che era stata lei stessa, agente immobiliare, a trovare casa per la giovane danese, un monolocale in città, verso Bizzozero, dove ora vive con tutta la privacy che una scandinava può desiderare. A Linda mancano ancora amici al di fuori dell’ambito ciclistico, lamenta, perchè gli allenamenti prendono gran parte del suo tempo «e non sono una che esce la sera». Le chiediamo se pensa di fermarsi in Italia (e a Varese) anche in futuro, come scelta di vita. Esita un attimo. «Tra poco andrò per alcune settimane in Nuova Zelanda, dove ho alcuni parenti. È un paese molto bello, e dove come in Italia si trova gente cui piace ascoltare e parlare, interessarsi di te e di quello che fai. Al momento la mia vita si dipana fra questi due Paesi». Agli antipodi, a diciottomila chilometri e… a testa in giù.
Non temendo le lunghe distanze, nè in aereo nè in bici, Linda è pronta anche alla gara in linea di sabato, nella quale si dovrà tener conto anche del gioco di squadra, risorsa delle nazionali tradizionalmente più forti. La Danimarca c’è si batterà al meglio delle sue possibilità. Linda, con una medaglia al collo, correra comunque più leggera di tutte.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 24 settembre 2009
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