Accam, le banche: “garanzie anche sul terreno”. Altolà fra i dubbi

Non è stata presa bene nemmeno nelle file del PdL la richiesta dei finanziatori del maxiprestito alla società per il rinnovo tecnico dell'inceneritore. I timori dei Comuni soci per le fideiussioni si sommano a quelli dei bustocchi

La questione Accam assume le tinte del giallo politico. L’assemblea dei soci di giovedì a Gallarate si è tenuta in seduta segreta, dunque non aperta, non è approdata, dalle voci che ne sono filtrate, ad alcuna scelta definita. La questione che ha bloccato tutto è quella delle banche e delle garanzie che chiedono per il prestito multimilionario alla società, impegnata nel costosissimo compito di ammodernare l’inceneritore di Borsano.
I comuni soci hanno cominciato a portare avanti le loro perplessità sulle fideiussioni richieste a garanzia del prestito. Ma quel che è peggio, gli istituti di credito hanno richiesto anche una garanzia più materiale: il diritto di superficie sul terreno utilizzato da Accam, che è di proprietà del Comune di Busto Arsizio.

La richiesta è giunta come una doccia fredda sgradita nelle stesse file della maggioranza di centrodestra. L’ex An Checco Lattuada è il più apertamente e dichiaratamente contrario. «No, non si può cedere il diritto di superficie, neanche per un minuto. Si indebolirebbe il controllo del Comune. La questione qui è politica: se ce ne sono di economiche bisogna discutere in altre sedi, perchè Busto ha già dato». Nel PdL vari esponenti sono critici. Emanuele Antonelli, consigliere provinciale e “papabile” per il coordinamento cittadino del partito berlusconiano, riconosce il problema: «Oggi come oggi le banche hanno il coltello dalla parte del manico, e ne approfittano. La garanzia in più che è stata chiesta spetta a Busto darla. Vedremo se riusciamo ad ottenere in cambio degli indennizzi in più, se proprio non si può fare altrimenti».

Per l’opposizione, sferzante Corrado (Rifondazione): «Si svende pure il terreno adesso? Ma noi non eravamo quelli “padroni a casa nostra?"» Per la Lega Nord, presa di mira dal sarcasmo del consigliere comunista, la consigliera regionale Luciana Ruffinelli concede che si è trattato una doccia fredda: «Ci siamo rimasti male. Non era certo stato messo in preventivo uno sviluppo simile quando era stato presentato il piano industriale di Accam, Questa richiesta ci colpisce come un fulmine a ciel sereno». Forse più prevedibile di quanto non si credesse, se è vero che anche Antonelli aveva la stessa domanda: non si poteva contemplare prima un esito del genere?
Intanto la “mina”, in un modo o nell’altro, andrà disinnescata. E ancora una volta l’assemblea dei soci scarica su Busto il peso di decisioni sgradevoli.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 13 novembre 2009
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