Alzhauser Caffè, anziani insieme tra biscotti e cruciverba

I responsabili dell'Auser raccontano come funziona l'incontro settimanale organizzato tra gli anziani della città: “Non si fanno grandi discorsi, ci si ferma all’essenziale”

AnzianiAlba, Leda, Silvana, Luisa, Ercole, Giovanni, Pino, Giorgina, Franco, Luca, Emma, Albino, Rachele, Marta, Luciana, Maria. Tanti i nomi, tante le persone che sino ad ora si sono avvicendate nel laboratorio settimanale che abbiamo chiamato Alzhauser Caffè, per costituire un modesto ma, crediamo, efficace tentativo di arginare l’invecchiamento dei corpi e dello spirito. Nessuno dei nostri frequentatori, tranne qualche spericolato ciclista (che poi si è convinto che certe cose bisogna lasciarle fare ai più giovani), è in grado di recarsi al nostro incontro settimanale da solo, in modo autonomo: data l’età, tutti vengono accompagnati da figli, parenti, badanti, amici. Il che comporta un impegno più o meno gravoso per i loro cari, subito compensato però da quelle tre ore di libertà da impegni di assistenza che costituiscono un piccolo tesoro da sperperare nel pomeriggio stesso.
 
L’incontro settimanale sembra essere molto apprezzato dai partecipanti, in quanto va a ricostituire un impegno sociale fisso in grado di spezzare le abitudini e le consuetudini familiari della settimana. Ad una certa età è difficile recuperare autonomia di rapporto con altre persone al di fuori della cerchia familiare, ed il laboratorio è un’occasione per farlo, costante e protratta nel tempo.
Naturalmente non si fanno grandi discorsi, ci si ferma all’essenziale: accoglienza, gentilezze, sorrisi, un’attività condivisa, un gesto affettuoso, la merenda insieme e, l’evento più atteso della giornata, il canto finale, Quel che conta è riuscire a ridestare interessi, ricordi, sensazioni, in persone che stanno subendo il deterioramento delle propria espressività determinato dall’età o dalla malattia ed in questo processo sembrano sentirsi isolati anche quando l’ambiente familiare in cui vivono presenta tutti quei requisiti affettivi che sembrerebbero renderlo ideale.
L’assuefazione alle persone ed all’ambiente può infatti giocare un ruolo rilevante nell’evoluzione dei processi degenerativi.
 
Ed allora, ben vengano la partita a tombola, il gioco dell’oca, la preparazione della torta, dei biscotti, della caldarroste, il facile cruciverba, il prendere assieme una tazza di the, l’ascolto della musica, la danza estemporanea, il gioco della palla soffice, il colorare disegni prestampati, il costruire piccoli oggetti in compensato od in pasta di sale e poi colorarli, i piccoli lavori a maglia che tanto occupavano le nostre nonne…
 
Tutti, al primo approccio, professano:”Non ho mai fatto queste cose…” ma poi, poco a poco ci si mettono e anche con qualche piccolo successo. E se anche non ci si mettessero, non fa nulla, ad animarli può essere sufficiente il fervore che li circonda. E poi il commiato, festoso, baci ed abbracci, strette di mano calorose, il promettersi il prossimo incontro, fanno parte di un rito tante volte già vissuto ma che fa bene rivivere ora. Un ritorno all’amicizia innocente, ad un proprio spazio personale ed esclusivo che sembrava perso e che improvvisamente si è ritrovato.
 
Volete saperne di più? Telefonate ad Auser Saronno al n.° 02 96709009 tutti i giorni dal lunedì al venerdì, mattino e pomeriggio: saremo lieti di fornirvi tutte le informazioni attinenti la nostra attività, che è strettamente volontaristica e quindi non comporta costi specifici se non il tesseramento all’Associazione.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 09 novembre 2009
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