“Carla stava per fare testamento”

Intervista a un amico di famiglia che conosceva a fondo la vita della vittima. "L'assassino ha portato via anche un anello che mia madre le aveva regalato"

delitto di cocquio, testamento, carla molinariNuove rivelazioni sul testamento di Carla Molinari, la donna uccisa a Cocquio Trevisago e a cui l’assassino ha tagliato le mani. Il documento sull’eredità non era stato stilato ma la donna era in procinto di farlo. Lo sostiene Piercosma Turuani Porretti (nella foto), un imprenditore pubblicitario amico strettissimo della vittima, quasi un figlio. Sua madre è l’amica del cuore di Carla, la Zita di Gavirate, come la conoscono molti, ma il cui vero nome è Teresina. E’ stata ascoltata due volte dalla polizia ed è considerata una teste importante.
«Sì, è vero, la Carla voleva fare testamento – conferma l’imprenditore – era andata con mia mamma da un notaio della zona un mese fa, ne avevano parlato spesso, era da circa un anno che stava meditando questo passo. Voleva dare una parte della sua eredità alla chiesa e agli orfanelli, anche se non so dire in che quantità. Una parte l’avrebbe data ad alcuni parenti ma non tutto, diceva si trattava di persone già benestanti». Parole da prendere senza congetture o dietrologie, ma che semplicemente sono un piccolo tassello di un puzzle molto complicato e che, se possibile, rendono ancora più ingarbugliato il quadro.
Turuani Porretti tuttavia non è una voce qualunque e ha una parte importante nelle confidenze della vittima: «Passavamo le feste insieme, io per lei ero come un figlio e anche quella mattina ero passato per portare patate e uova perché mi aveva detto che voleva fare una torta. Ma è mia madre che per lei era come una sorella, erano legatissime, c’era una sintonia tra loro, amavano leggere, la cultura, si trovavano insieme per il tè e Carla si faceva portare da lei in auto. Andavano a Gavirate, a prendere il tè da Bligny o da Cardy, oppure a fare commissioni. Pochi giorni fa erano andate insieme a comprare una camicia per me, ma anche a vedere una casa di riposo a Varese, si telefonavano due o tre volte ogni giorno».
Turuani Porretti smentisce che la vittima avesse case affittate o prestasse soldi: non c’era nessuna ombra nella sua vita.
Il macabro particolare delle mani tagliate è l’aspetto più terribile di questa storia. Ma il killer si è portato via anche un pezzo della storia di amicizia e affetti tra la madre di Turualdi Porretti e Carla Molinari, facendo scomparire un oggetto che stava proprio in una mano della vittima: «Mia madre tempo fa le aveva regalato una sua fede di matrimonio. Mi ricordo che Carla le fece notare quanto era bello, allora mia madre se lo sfilò, e le disse di prenderlo. Adesso non si trova più, perché Carla ce l’aveva sempre al dito».
 

Galleria fotografica

Omicidio Cocquio: le indagini 4 di 14
di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 09 novembre 2009
Leggi i commenti

Galleria fotografica

Omicidio Cocquio: le indagini 4 di 14

Galleria fotografica

La casa dell'omicidio 4 di 14

Galleria fotografica

Uccisa anziana 4 di 8

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.