Cattaneo: “La condanna al crocefisso è l’esaltazione del nichilismo”

L'assessore regionale, appartenente al movimento di Comunione e liberazione, interviene sulla condanna all’Italia per l’esposizione del crocefisso nelle aule scolastiche

La condanna all’Italia per l’esposizione del crocefisso nelle aule scolastiche giunge come un fulmine in un cielo già denso di nubi grigie. Sono bastate le sollecitazioni di Soile Lautsi, una madre che dal 2002 ha avviato una lunga e complessa procedura giudiziaria nel tentativo di eliminare dalle scuole il simbolo per eccellenza della nostra tradizione cristiana, per suscitare la pronta reazione della Corte europea che si è pronunciata con una perentoria sentenza che scavalca la storia del nostro Paese e dell’intera Europa.
E qui sta il punto che rende ancora più grave tutta questa vicenda: il crocefisso è non solo un simbolo di altissima valenza religiosa, ma anche un formidabile simbolo culturale e ancor più civile. Come per ironia della sorte, la battaglia è stata portata avanti da una donna che, cittadina italiana ma di origine finlandese, si sente offesa sì dalla presenza del simbolo nelle aule, ma non dalla bandiera del suo Paese natale che porta come stemma una croce blu su sfondo bianco ruotata di 90 gradi. Soltanto questa singolare contraddizione se da una parte fa comprendere bene come queste lotte siano sempre combattute in nome di una cieca ideologia piuttosto che da una innocente sete di giustizia, dall’altra mette in luce il reale pericolo sotteso a tutta questa vicenda. Ora puntano il dito contro il crocefisso, tra qualche tempo forse alzeranno la loro mano contro le chiese, i monasteri, i luoghi di culto. Perché la vera domanda che sta dietro a questa vergognosa vicenda è proprio questa: cosa ci imporranno domani? Forse il divieto di frequentare le chiese, di esporre i simboli religiosi, di pregare, di testimoniare la nostra fede e quindi insieme a questo la nostra cultura? E tutto questo in nome di cosa? Quale vessillo prenderà il posto del crocefisso? Il nuovo vessillo è il nulla.
La verità è che dietro l’attacco laicista c’è l’esaltazione del nichilismo assurto a nuovo fondamento della nostra civiltà. Dovremmo quindi rinunciare a ciò in cui ci riconosciamo in nome del nulla, di un laicismo ostile, di un presunto “politically correct”, di un esasperato anticlericalismo che cerca di rincorrere il falso mito di una non discriminazione che tuttavia non è mai equa? E a dimostrazione di questo possiamo enumerare decine di esempi che dimostrano come in questi anni si è cercato di erodere spazi di espressione e di libertà sempre e solo in una direzione. Come i richiami che l’Europa ha rivolto alla Santa Sede condannandola più di trenta volte per violazione dei diritti umani, mentre la Cina o Cuba non più di dieci. Non abbiamo visto nessuna Corte internazionale condannare con altrettanta forza la costruzione delle moschee, battersi contro il burqa o levare gli scudi sul pericolo di una islamizzazione dell’Occidente. La punta acuminata della giustizia a senso unico non è altro che il mascherato tentativo condotto da decenni per introdurre i cosiddetti nuovi diritti. Come la goccia scava la pietra, così si cerca a poco a poco, con un emendamento, con una sentenza, con il riconoscimento di un nuovo diritto di scardinare la sacralità della vita umana dal concepimento alla sua morte naturale, la famiglia fondata sull’unione di un uomo e di una donna, di negare – o peggio – cancellare le radici cristiane dell’Europa. Un oscuro disegno che, mascherato dall’autorevolezza delle sentenze dei tribunali internazionali e dalle normative di democratici Parlamenti, pretende di insegnarci che cosa è vita che cosa è morte, cosa è bene e cosa è male, che cosa è famiglia e cosa non lo è. Il problema è squisitamente laico. Si tratta di capire quali sono i fondamenti della nostra civiltà di fronte ad un preciso disegno che mira a sostituire i pilastri della nostra convivenza civile con altri ben più fragili sostegni. Ma una società che non ha un’idea chiara sulle sue origini, sulla sua identità e sulle proprie radici culturali corre un rischio altissimo: da un lato di cadere nel relativismo più bieco di una civiltà senza valori e senza morale in cui tutto è permesso e dall’altro di restare vittima del fondamentalismo religioso di chi confonde Dio con il proprio progetto di potere e in nome di questo diventa capace di qualsiasi violenza. Il crocefisso è la sintesi di un percorso che dura da più di duemila anni, che ha prodotto esiti straordinari nella politica, nel pensiero filosofico, nella letteratura, nell’arte, nella civiltà oltre che nella fede. È la storia di un uomo – vero Uomo e vero Dio – che con occhi pieni d’amore, ci conduce sulla strada della salvezza nonostante i nostri errori. Dalle altezze di quella Croce egli perdona tutto. Anche le follie di incomprensibili sentenze.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 05 novembre 2009
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