Come uscire dalla crisi? Sostenendo le piccole imprese

Credito, bilateralità, distretti e tassazione locale le azioni che dovrebbe mettere in campo il Governo per Associazione artigiani di Varese

Pubblichiamo integralmente l’appello dell’Associazione Artigiani e le dichiarazioni del suo direttore, Marino Bergamaschi, sulle Piccole e Medie imprese e il credito. UN appello ripreso anche dal blog del giornalista del Corriere Dario di Vico.

Tempi duri per il Governo: semmai gli imprenditori dovessero misurare le sue azioni a favore delle aziende, si accorgerebbero della terra bruciata che ha creato intorno a loro. Solo una piccola concessione alle MPI: l’approvazione della riduzione della percentuale dell’acconto Irpef. Per il resto, nulla. Nessuna detassazione; nessuna facilitazione per l’accesso al credito; nessuna moral-suasion per convincere gli istituti di credito a concedere liquidità; nessun premio alle MPI virtuose che mantengono l’occupazione e la creano (circa il 90% dei contratti a tempo determinato si trasformato in tempo indeterminato); nessun abbattimento della quota dei Premi Inail per le micro e piccole imprese.

La ripatrimonializzazione dei Confidi è un tema sul quale si dibatte da tempo, ma il Governo non vuole assumersi la responsabilità di assicurare alle imprese il credito necessario per superare la crisi. Non vuole utilizzare l’avanzo dei Tremonti Bond per affiancare i Confidi nella concessione della garanzia, non vuole rimodulare l’Irap, non vuole riformulare una moratoria che sia veramente d’aiuto per le MPI in difficoltà. Aiutare le imprese "in bonis" e senza alcun problema di finanziamento, lo sanno fare tutti. La Lega, da parte sua, sembra non voglia garantire benessere a quel Nord che doveva essere premiato dal federalismo fiscale e dalla sburocratizzazione. La tassazione: i Comuni di questo nostro territorio, governati dalla Lega e non, non possono più temporeggiare. L’impatto della fiscalità locale sulle imprese è più che gravoso: fino al 53% sulle micro e piccole imprese.

Le richieste devono essere mirate:

– I Comuni devono impegnarsi per sostenere l’autoimprenditorialità con agevolazioni fiscali e per incoraggiare la riconversione produttiva dell’impresa; devono sospendere il pagamento delle imposte locali per le aziende che chiudono il bilancio in perdita per due esercizi consecutivi, devono passare da un tributo ad una tariffa commisurato alla effettiva produzione di rifiuti. Inoltre, introdurre la deducibilità dell’Ici da imponibile Ires per gli immobili strumentali.

Serve una politica industriale nel medio e lungo periodo da parte dei Comuni ma anche della Regione Lombardia e dello stesso Governo. "Small business Act": questo dev’essere il punto di partenza. Le azioni anticrisi del Pirellone non sempre sono state convincenti: bene la Legge 01/07; male il "Made in Lombardy" (solo un esempio) che va a "pestare i piedi" ai Confidi, perché si inserisce in quelle azioni che solo i Consorzi di garanzia hanno dimostrato di saper fare a vantaggio dell’impresa. E poi la bilateralità, una sorta di "autofinanziamento" da parte delle stesse MPI con il quale, sino ad ora, si è assicurata l’occupabilità ed il sostegno alle famiglie. Ancora una volta nessun aiuto pubblico e di Governo.

«Si devono sostenere i distretti, le reti di impresa, le filiere – dichiara Marino Bergamaschi, direttore generale dell’Associazione Artigiani della Provincia di Varese. Su questo territorio, con il nostro diretto coinvolgimento, assistiamo ad esperienze di particolare spessore rivolte proprio a quei settori maggiormente colpiti dalla recessione economica. Uno per tutti, la meccanica. Per le imprese di questo comparto si aprirà un progetto, con CCIAA di Varese, che interessa l’analisi della organizzazione produttiva di ogni singola impresa e la ricognizione del mercato inerente i settori merceologici delle imprese coinvolte nel progetto, con particolare attenzione a potenziali sbocchi fuori dal circuito locale e nazionale. E poi: la ricerca di aspetti dell’attività delle imprese che potrebbero essere rafforzati da forme di aggregazione (acquisti collettivi, realizzazione di un servizio di progettazione, utilizzo consortile di macchine, attrezzature e forza lavoro, adozione di un "marchio identificativo" del gruppo, istituzione di un ufficio commerciale consortile … ) e la verifica della possibilità|opportunità di forme di aggregazione, stabili o temporanee, per il perseguimento di obiettivi di sviluppo. Ci auguriamo che questo possa essere il primo tra altri progetti che dedicheremo ai settori in difficoltà. Perché pensiamo che la giusta risposta alla crisi debba essere data con i fatti, e non con riunioni e slogan politici».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 24 novembre 2009
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