Compagnia aerea abusiva, comandante nei guai

La procura chiede il rinvio a giudizio per due persone, tra cui Giorgio Riformato della Fox Jet. Tra le accuse, una truffa agli aspiranti piloti

Una compagnia aerea abusiva è finita sotto inchiesta.  Operava tra Mesenzana, dove aveva la sede legale  – e dove gestiva una elisuperficie che però non è direttamente collegata all’indagine –  e Voghera, città in cui aveva parcheggiato il suo unico aeromobile. Sotto la lente della Guardia di finanza ci sono alcuni voli, una decina, considerati alla stregua di truffe.
Le fiamme gialle hanno effettuato in questi mesi perquisizioni tra Varese e Pavia. Hanno acquisito fatture, un computer, divise da pilota, e hanno chiesto all’Enac se la Fox Jet fossa in regola. Risposta: l’azienda era senza autorizzazione, i piloti non erano iscritti nell’albo del personale di volo italiano regolato dal codice della navigazione. L’accusa che ne deriva è questa: gli aspiranti piloti sono stati raggirati.
La truffa sarebbe consistita in una richiesta particolare: ad alcuni giovani allievi sono stati chiesti 20mila euro per diventare soci, da versare come contribuzione a fondo perduto. Acquisivano così una quota della società collegata al marchio Fox Jet. Successivamente, per volare e poter così effettuare le ore necessarie ad abilitarsi, potevano arrivare a spendere 1200 euro a viaggio. E’ questa la cifra che, almeno in una occasione, è stata chiesta a uno dei giovani aspiranti piloti e da cui è partita la denuncia che ha fatto scattare l’inchiesta.
I voli incriminati sono una decina, le fiamme gialle hanno anche acquisito materiale pubblicitario che sarebbe stato utilizzato per far credere che la società sarebbe stata in grado di volare ad alto livello, con una flotta che in realtà non aveva. Grazie alla comprovata esperienza di un pilota e di un assistente di volo.
La difesa tuttavia respinge tutte le accuse. Giorgio Riformato, il titolare del marchio Fox Jet e amministratore di un’altra società commerciale di cui gli aspiranti pilota sono divenuti soci (volontariamente, o meno, lo deciderà il giudice), sostiene un’altra versione e cioè che gli allievi sono entrati consapevolmente nella società e che lui non ha millantato nulla. I voli effettuati sarebbero stati a carattere addestrativo per soci interni, e dunque non avevano bisogno dell’autorizzazione Coa, necessaria nei voli commerciali. E il costo sostenuto dagli allievi durante quei dieci voli? Sarebbe solo la normale quota che ogni aeroclub fa pagare per un’uscita ai suoi soci:  benzina consumata e tasse aeroportuali comprese.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 16 novembre 2009
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