Competere in Europa con il porto di Gioia Tauro

Ne ha parlato Paolo Federici al convegno sulla Gestione dei Processi Logistico Produttivi organizzato alla Liuc

La concorrenza con i grandi porti del Nord Europa? Un’occasione di rilancio per il nostro sistema portuale, secondo Paolo Federici, membro del Consiglio direttivo di CONFAPI TRA.SPE.LOG,  (organismo che raccoglie autotrasportatori, spedizionieri, operatori logistici, terminalisti portuali, agenti doganali), intervenuto alla Liuc nell’ambito del corso di Gestione dei Processi Logistico Produttivi della Facoltà di Ingegneria, tenuto dal professor Fabrizio Dallari.
Un incontro che rientra anche nell’attività del C-log, Centro di Ricerca sulla Logistica dell’Università Carlo Cattaneo dedicato alle tematiche afferenti al mondo della Logistica, dei Trasporti e della Gestione della Produzione e dell’Innovazione industriale.
“Se è vero che la concorrenza con la Cina è decisamente aspra, dato che il costo del lavoro è molto basso – ha detto – in ambito europeo avremmo invece tutte le carte in regola per competere con porti quali quelli di Anversa, Rotterdam, Amburgo, impegnandoci ad erogare servizi dello stesso livello. In prima battuta l’Italia dovrebbe intervenire in materia di infrastrutture, migliorando dogane e ferrovie, ma anche nella burocrazia, che va alleggerita”.
Una “ricetta” quella di Federici, che parte da una riflessione ben precisa sul nostro patrimonio portuale: “Il porto italiano dove si movimenta il maggior numero di containers è quello di Gioia Tauro e, più in generale, quelli del Sud sono i più idonei ad accogliere navi da tutte la parti del mondo”.
Un porto, quello di Gioia Tauro, che è stato tra l’altro oggetto di un ambizioso progetto condotto da C – log, denominato Logitauro, che aveva come oggetto l’analisi delle reali opportunità connesse allo sviluppo dell’area retrostante il porto, nell’ottica di una sua maggiore integrazione economica e funzionale con il territorio e a fronte del fondamentale ruolo di hub di transhipment per le merci containerizzate provenienti da ogni parte del mondo e destinate ai mercati che si affacciano sul Mediterraneo. 
La sfida è quella di portare Gioia Tauro ad essere il primo porto del Mediterraneo per qualità dell’offerta dei servizi, realizzando le condizioni per attrarre sul territorio imprese e attività logistiche.
“Come associazioni di categoria – ha continuato Federici – chiediamo alle autorità un impegno ben preciso affinché le merci non si spostino tutte verso il Nord Europa: la Legge sul Made in Italy è in questo senso un buon viatico ma da sola non basta, deve essere estesa a livello europeo”.
Federici ha ricordato alcune specificità dei maggiori porti italiani, da quello militare di La Spezia a quello di Trieste, centro di smistamento del caffè, e ha evidenziato la posizione estremamente strategica di Milano, città da cui si raggiungono – a mezzo ferrovia – tutti i principali porti italiani: Genova, La Spezia, Trieste, Venezia, Ravenna ma anche la stessa Gioia Tauro e i porti del Nord Europa.
Un vantaggio, quello del trasporto via mare, che risiede sia nell’economicità (in particolare negli ultimi 20 anni i costi si sono ridotti drasticamente, rispetto al trasporto via terra o via aria) che nella capienza, con l’utilizzo dei containers: “E’ la più grande invenzione del secolo scorso che ha modificato i trasporti via mare – ha detto Federici – e permette un significativo risparmio di tempi e costi (i containers hanno infatti una vita media tra i 15  e i 20 anni), e la possibilità di sfruttare la loro natura di mezzo multimodale per facili trasferimenti da un mezzo all’altro”.
A margine dell’incontro, gli studenti si sono cimentati con la simulazione dell’organizzazione di una spedizione da Hong Kong a Castellanza, sperimentando le soluzioni tecnico-economico-organizzative che uno spedizioniere internazionale quotidianamente deve mettere in pratica per formulare la propria offerta di servizi.  17.19 08/11/2009

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 06 novembre 2009
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