Corsi di alfabetizzazione: per recuperare le parole perdute

Li organizza lo Sportello del Cittadino di via Roma, aperto nel luglio scorso da Libero Confronto. L'analfabetismo, di ritorno, è una piaga ancora esistente fra gli italiani: anche a Busto Arsizio

Contro la piaga storica, ancora presente, della scarsa o nulla capacità di leggere e scrivere, Libero Confronto sta lanciando tramite il suo sportello del cittadino (aperto martedì e giovedì dalle 9 alle 11 e dalle 17 alle 19) dei corsi di alfabetizzazione. Ne parliamo con Astrid Pintus, fra i volontari che si stanno impegnando dal luglio scorso nella attività sociali promosse dalla corrente ex-forzista, e in particolare dall’ex assessore a bilancio e servizi sociali Luigi Chierichetti, in risposta alle accresciute criticità riscontrabili in città.

I corsi di alfabetizzazione di Libero Confronto, a differenza di quelli storici per gli stranieri fondati vent’anni fa dal maestro Di Mattei presso le scuole Manzoni, si rivolgono agli italiani. La cosa non deve stupire: ancora tanti, molti più di quanto non si creda, sono coloro che non hanno potuto frequentare adeguatamente le scuole, andando di fatto a lavorare già da bambini, e perdendo ben presto anche quel poco appreso in un analfabetismo non sempre e solo "di ritorno". «Si tratta di persone in media fra i 40 e i 55 anni» spiega Pintus, che hanno difficoltà molto pratiche con la burocrazia, ad esempio. Il bisogno è stato riscontato «girando sul territorio per contattare la gente, dalle case popolari al bar, con il passaparola e i volantini, per analizzare quali fossro le richieste e le necessità». Fra i punti deboli, i volontari dello Sportello al cittadino di via Roma hanno riscontrato queste gravissime lacune "di base" della formazione scolastica.
Cittadini italiani, originari per lo più del Sud, ma anche del Veneto, cercano di rifarsi "una cultura" a partire dal più elementare leggere e scrivere: per sfuggire alla cultura della sola parola parlata, del lavoro manuale, del bar, della televisione, e riuscire ad esempio a leggersi un giornale, o compilare correttamente un documento. Il tutto, ovviamente, con la possibilità di socializzare tramite i corsi. Questi, per necessità flessibili nell’orario, sono tenuti da una insegnante, anch’essa volontaria, quindi a titolo gratuito.

«È vergognoso che esista ancora oggi un  problema di alfabetismo», riconosce Pintus «certo i corsi sono un mezzo anche per aiutare le famiglie. L’alfabetizzazione dà chance, permette di "difendersi" meglio a livello sociale». Si potrebbe pensare che il problema riguardi più le donne, per ragioni sociali, ma non è così: «Ci sono tanti uomini, che si vergognano "mostruosamente"» racconta Pintus, «mentre le donne si dichiarano più facilmente. Gli uomini sono davvero imbarazzati come ragazzini, fanno quasi tenerezza». Gente che magari ha fatto qualche annetto di scuola e poi si è persa, troppo presa dal costuirsi una vita per studiare: salvo poi pentirsene, quando si è accorta di non capire il mondo in cui si trovava. Sfortunatamente, tuttora fra i ragazzi c’è chi abbandona la scuola. Quindi si lavora anche per corsi serali per recupero medie e professionali. «Oggi per forza devi arrivare a un diploma, senza quello non ti prendono neanche come cassiere al supermercato. E la disoccupazione con cui "si compete" oggi è a livello medio-alto, ci si trova di fronte anche laureati»… o in altri settori, stranieri con un livello di formazione sovente pari o superiore, ma disposti, almeno inizialmente, ad accettare qualunque condizione.

I corsi di alfabetizzazione sono solo una parte delle attività dello sportello, la cui funzione è spesso anche quella di «far capire alla gente come e dove rivolgersi, per evitare perdite di tempo», ma anche ascoltare le richieste, cercare di venire incontro a chi, ad esempio, cerca qualcuno per la cura degli anziani a casa, o è in cerca di un impiego, e non sa a chi chiedere un’indicazione. Ci sono poi altri corsi per acquisire abilità nuove, «uno di pittura, uno di taglio e cucito, ad esempio, per dare strumenti in più alle donne, oltre che occasioni di aggregazione, di fare conoscenze, di sentirsi meno soli in un periodo di grossissimi problemi di lavoro, familiari e sociali». Lo stare insieme crea comprensione, solidarietà, amicizie. Fa massa critica, insomma. «Un cosa posso dirla per certo» conclude Pintus. «Un lavoro come quello che svolgiamo qui a Milano, da dove vengo io, non sarebbe pensabile, la metropoli è troppo dispersiva. Qui a Busto Arsizio un’iniziativa come la nostra resta a misura d’uomo, diventa possibile e se ne possono misurare gli effetti».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 05 novembre 2009
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