“Dalla politica vogliamo le risposte”

La platea degli imprenditori a Besnate non era arrivata per ascoltare silenziosamente il convegno. Volevano innanzitutto dire la loro su quello che sta succedendo

imprese che resistonoLa platea degli imprenditori a Besnate non era arrivata per ascoltare silenziosamente il convegno. Volevano innanzitutto dire la loro su quello che sta succedendo, perché la sensazione che serpeggiava tra le poltrone del Cinema Teatro Incontro era sostanzialmente una: «la politica cerca provvedimenti per risolvere una situazione che non conosce».

Non sono degli illusi, non chiedono ”assistenzialismo”, vogliono camminare con le loro gambe, ma vogliono che le istituzioni intervengano là dove loro non possono farlo. «Devono metterci in condizione di lavorare, noi possiamo agire sui nostri piani industriali ma il contesto in cui operiamo, se è malato, lo devono curare loro». Ma soprattutto non sono degli “eversivi”, e lo rinfacciano al senatore Garavaglia quando parla di "Impresecheresistono" come dei «Cobas dell’imprenditoria, che danno voce ad una realtà economica sottorappresentata». Gli imprenditori non ci stanno e specificano, «non abbiamo nessuna volontà di andare contro l’associazionismo di categoria, vogliamo solo essere di stimolo, aiutare a fare un fronte comune».

E che non siano rimasti pienamente soddisfatti dalle risposte ricevute durante la serata lo dimostrano alla fine, dopo aver lasciato parlare tutti. La più determinata sembra essere Luisa Cazzaro, titolare di un’azienda che fa rettifica meccanica di precisione: le soluzioni messe in atto fino a adesso non l’hanno convinta, «questa sera tra gli strumenti che sarebbero stati messi a nostro sostegno ho sentito parlare di dote formativa. Un esempio fra tanti di quello che non funziona. Io ho un dipendente, che fa il rettificatore nella mia azienda che ha fatto questo progetto, ebbene dopo un’audizione è stato mandato a fare un corso di controllo dello stress, un’altra a fare un corso di excel. Mi chiedo in che modo possano essere di aiuto provvedimenti del genere, completamente avulsi dalla loro attività e per di più pagati coi nostri soldi. A me sembra che stiamo facendo tutti dei grossi sacrifici, ad esclusione della politica, che di fronte a un momento di difficoltà nazionale non ha neanche la dignità di dare un segnale di discontinuità con gli sprechi e gli sperperi del passato, il loro stipendio in primis».
La realtà – conclude l’imprenditrice – «è che quello che manca al nostro paese è una politica industriale e un piano per l’innovazione. Ma dico avete visto che hanno addirittura bloccato i fondi per la banda larga?».
«Ho dovuto aspettare 3 anni per una connessione adsl – chiosa un altro imprenditore – avete idea di che cosa significa per un’azienda?».

La bestia nera di tutti è naturalmente la stretta creditizia, e gli imprenditori presenti si rivolgono direttamente a Bruno Bossina, che durante la serata rappresenta Intesa Sanpaolo. «Sappiamo dei progetti che le banche hanno avviato, in particolare della moratoria su mutui e leasing, ma ci sono ancora troppe cose che non funzionano. Sono provvedimenti che ad oggi hanno escluso ancora troppi imprenditori», e qui un’imprenditrice entra nel merito tecnico del provvedimento, «mi sono trovata a dover spiegare a direttori di banca come funziona la moratoria, ovunque c’era scarsa informazione e il risultato finale era sempre che i cordoni del credito sono rimasti sempre serrati». Giuseppe Marzotto, titolare di un’impresa di abbigliamento, lo dice chiaro e tondo, «dopo 9 mesi la mia azienda sta morendo. Gli ordini di lavoro sono tornati ma i finanziamenti no, e io ho esaurito le mie risorse. E l’amarezza è vedere come spesso le banche finanziano i grandi progetti fumosi che finiscono con le retate della procura e non da soldi a noi, che garantiamo il ritorno degli investimenti».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 10 novembre 2009
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