Delitto di via Ravasi, Calcano condannato a 30 anni

Accoltellò un tunisino ma dietro il delitto potrebbe nacondersi una storia di narcotraffico internazionale

Prima sentenza, durissima, per il delitto di via Ravasi, quando un tunisino fu accoltellato davanti all’università per una dose di cocaina non pagata (50 euro), il 7 novembre 2008Confermata la richiesta del pm Agostino Abate: 30 anni di reclusione a Daniel Calcano, per omicidio volontario, aggravato dai futili motivi e dalla volontà di percepire soldi derivati da reati di droga. E’ la decisione del gup, Elena Ceriotti, che punisce la partecipazione del ragazzo, dominicano appena ventenne, al delitto. E che in seconda analisi rinvia il complice, Roberto Miguel Cobertera Monsalvez (ma il vero nome è Victor Dario Ramirez Ravelo), 42 anni, alla corte di assise. «Faremo ricorso in appello dopo aver visto le motivazioni» commenta l’avvocato Irene Visconti, difensore del ragazzo. La difesa aveva chiesto una derubricazione del reato da omicidio volontario a omicidio preterintenzionale e sperava che fosse valorizzata la «collaborazione» fornita dal giovane. Calcano è stato interrogato durante l’incidente probatorio dal pm Abate e ha raccontato di aver sferrato solo il primo colpo di coltello, che peraltro non è stato quello mortale, mentre il tunisino Tarik Saaddedine è stato ucciso dai successivi due fendenti del socio 42enne, tra cui un colpo diretto al cuore che lo ha stroncato.
Ma perchè si trovava quella sera in via Ravasi? Il tunisino aveva acquistato 50 euro di cocaina ma non l’aveva pagata. Calcano l’aveva convinto a incontrarsi per chiarire la situazione, e i due dominicani si erano presentati armati. Da qui in poi emerge la figura di Cobertera-Ravelo, un uomo proveniente da New York dove era noto per essere un trafficante di livello. Calcano da circa due mesi lo andava a prendere in auto quando era in zona. Il sospetto è che Ravelo stesse cercando di strutturare meglio una rete di spaccio di coca, facendo fare un salto di livello all’organizzazione di cui faceva parte. Due indizi portano a questa conclusione: la droga ceduta al tunisino è sua. E suo doveva essere il provento; quando due uomini vengono arrestati a Ponte Tresa hanno coltellaccio e armi da guerra. Gente determinata e senza tanti peli sullo stomaco. Il processo in corte di assise dovrà chiarire se queste supposizioni siano fondate o meno.  

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 06 novembre 2009
Leggi i commenti

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.