«E’ più stronzo chi sfrutta i propri connazionali»

Luciana Ruffinelli, Lega Nord, commenta il ritrovamento di un laboratorio tessile clandestino a Casorate Sempione e lancia una frecciata al Presidente della Camera Fini che aveva appellato allo stesso modo i razzisti

Pubblichiamo l’intervento de consigliere regionale Luciana Ruffinelli, della Lega Nord, che dice la sua in merito alla scoperta a Casorate Sempione di un laboratorio tessile clandestino nel quale lavoravano molti cinesi.

Mi ha colpito particolarmente la notizia del rinvenimento di un laboratorio tessile clandestino, l’altroieri a Casorate Sempione. Ma lo stupore non è solo per l’aspetto disumano della vicenda, viste le condizioni a cui erano costrette queste persone: un insulto alla civiltà e a secoli di battaglie culturali per i diritti di chi lavora. Piuttosto per il riflesso politico, dato che la vicenda è emblematica e costituisce un invito a tenere alta la guardia su due temi come immigrazione clandestina e concorrenza sleale alle nostre imprese. Oggi, alla luce di quanto emerso, questi temi confermano la loro attualità e urgenza testimoniano inequivocabilmente come le battaglie messe in atto dalla Lega in questi mesi e in questi anni, siano giuste e sacrosante, e anzi vadano perseguite con sempre maggior decisione.
Dietro le quattro mura della villetta-lager di Casorate Sempione non si nascondevano soltanto cinquanta cinesi costretti a vivere in condizioni disumane in mezzo alla sporcizia, ma anche dodici clandestini.

Emerge quindi innanzitutto un problema di contrasto all’immigrazione clandestina che si fa prioritario e necessita di iniziative incisive e controlli che vadano oltre l’ordinarietà per applicare le leggi esistenti con decisione. Plaudiamo in questo senso all’introduzione del reato di clandestinità, una fattispecie che aiuterà le forze dell’ordine a combattere un fenomeno che, al di là della più eclatante questione dei respingimenti, è ancora presente e sommerso anche nei luoghi più impensabili, come la nostra Casorate.

Chi oggi approfitta di un ruolo istituzionale ottenuto in una logica di coalizione per condurre una battaglia politica e culturale che non condividiamo per nulla, dovrebbe spiegarci alla luce di questa vicenda se è più “stronzo” chi chiede leggi rigide ed efficaci per frenare l’immigrazione indiscriminata oppure chi sfrutta in modo becero i propri connazionali costringendoli alla schiavitù per ottenere guadagni illeciti. L’illusione della libertà e di una vita decente, che probabilmente ha portato i cinquanta cinesi di Casorate ad accettare di vivere in quelle condizioni, merita rispetto e comprensione ma il nostro Paese, a maggior ragione in un momento di crisi economica che mette in ginocchio i nostri lavoratori, non è in grado di accogliere tutti senza filtri. Servono dei freni e una politica seria di contrasto, come quella che il governo sostenuto dalla Lega sta portando avanti. Ce lo chiedono innanzitutto i cittadini, che hanno capito che la misura è colma e che il tempo dell’Italietta all’acqua di rose che alla fine trova una soluzione per “mettere a posto” tutti (vedi le sanatorie del passato) deve finire una volta per tutte.

Il fatto che poi questa attività clandestina sia proseguita per mesi e mesi nel mezzo di una comunità viva e attiva come quella di Casorate Sempione deve farci riflettere. Forme di attivismo da parte dei cittadini in materia di sicurezza, come le ronde dei volontari e il “controllo di vicinato”, che mettono in pratica le disposizioni del decreto Maroni, sono un modello da estendere ed incentivare per bloccare sul nascere fenomeni di illegalità così palesi. Non dobbiamo far passare una cultura dell’omertà che non appartiene alla nostra gente: il cittadino comune è tenuto ad esercitare un controllo che definirei morale per frenare la deriva dell’illegalità “sotto casa”. Non possiamo più dare campo aperto a questi fenomeni né lasciare tutta la responsabilità e le incombenze della battaglia all’immigrazione clandestina sulle spalle delle forze dell’ordine. Le amministrazioni locali in particolare hanno il dovere di impegnarsi attivamente per convogliare le energie positive dei cittadini su iniziative concrete e per dare risposte al bisogno di sicurezza e di controllo della legalità che sta sempre più emergendo.

Anche perché, e la vicenda di Casorate ce lo dimostra, la controparte degli schiavi cinesi clandestini sono le nostre piccole e medie imprese che chiudono e lasciano a casa i lavoratori. Chiediamoci quante aziende varesine possano essere state colpite dalla concorrenza sleale di questo laboratorio che realizzava i propri prodotti tessili illegalmente e a costi irrisori per poi addirittura immetterli sul mercato con l’etichetta falsa “made in Italy”. Oltre al danno, la beffa.

Ma anche su questo punto non possiamo limitarci ad una sterile indignazione, dobbiamo agire e mettere in atto quelle disposizioni legislative che siano in grado di porre un argine a sistemi di produzione fuori regola che colpiscono la nostra imprenditoria sana. Il progetto di legge sull’etichettatura obbligatoria nel tessile, attualmente in discussione alla Camera dei Deputati, va sostenuto da tutte le forze politiche con la massima decisione, per dare uno strumento efficace per limitare il diffondersi a macchia d’olio di quei fenomeni di illegalità e di contraffazione che minano la stabilità del nostro sistema industriale.
Con la crisi che incombe, le piccole e medie imprese del nostro territorio fanno sacrifici fino a lavorare in perdita pur di resistere e di non arrendersi allo spettro della chiusura o, peggio, del fallimento: pagano le tasse, rispettano ferree regole in materia di igiene e sicurezza sul lavoro e di inquinamento ambientale e sull’utilizzo di materiali non nocivi, e si trovano a dover competere con concorrenti che ignorano le più elementari regole di civiltà. Le nostre imprese – soprattutto quelle piccole e medie e quelle artigiane che costituiscono la spina dorsale dell’economia italiana e che spesso sono state considerate alla stregua di “mucche” da mungere, fiscalmente parlando – vanno adeguatamente incentivate, anche con la riduzione delle tasse e con misure di sostegno ad hoc come quelle che prevede regolarmente la Regione Lombardia per favorire l’innovazione tecnologica, l’aggregazione, l’internazionalizzazione, la qualificazione dei lavoratori.

Ma prima di ogni altro discorso e intervento legislativo, dobbiamo capire che stiamo combattendo una battaglia culturale per la difesa del nostro tessuto sociale e imprenditoriale e in definitiva del nostro futuro. La vecchia “favola” della globalizzazione come opportunità da cogliere per lo sviluppo, cela dietro di sé tante storie di sfruttamento e di concorrenza sleale come quella di Casorate: è un sistema che ingrassa pochi e mette in ginocchio molti, dai cinesi costretti alla moderna schiavitù ai nostri imprenditori e lavoratori costretti alla chiusura delle loro aziende e alla disoccupazione. Se vogliamo difendere il nostro benessere, costruito in tanti anni e con il sacrificio dei nostri padri, dobbiamo scendere in campo tutti, senza distinzioni: lavoratori, imprenditori, consumatori, tutti insieme per dire “no” ad un’invasione apparentemente invisibile ma che in realtà è già nel cortile di casa nostra.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 26 novembre 2009
Leggi i commenti

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.