Emergency, da 15 anni contro tutte le guerre

Intervista ad Alessandro Bertani, vice presidente dell'associazione umanitaria fondata da Gino Strada. Venerdì 13 novembre alle 21 nella Sala Ex Rivoli la presentazione de film “Domani Torno a Casa"

EmergencyEmergency è ormai una garanzia nel mondo della cooperazione internazionale. L’associazione fondata quindici anni fa da Gino Strada negli anni ha guadagnato credibilità, raggiungendo livelli di impegno nei punti caldi del mondo che non ha pari, almeno nel nostro Paese. Dallo scorso giugno il vicepresidente dell’associazione umanitaria, che dal 1994 ad oggi è intervenuta in 15 paesi, portando aiuto a oltre 3.580.583 persone, è Alessandro Bertani: 41 anni, esperto nella raccolta fondi, dal 2005 fa parte di Emergency dopo aver lasciato lo studio legale del quale era socio. Il prossimo venerdì 13 novembre alle 21 nella Sala Ex Rivoli a Varese sarà presente per presentare il film “Domani Torno a Casa”, proiezione inserita all’interno di “Un Posto nel Mondo”.
 
Se fosse un uomo, Emergency sarebbe ora un adolescente in piena attività. Cosa vuole fare da grande?
«La metafora è corretta. Quindici anni sono un bel traguardo, ma guardiamo avanti e pensiamo a cos’altro possiamo fare. Siamo nati come una piccola associazione italiana con un modello flessibile, diverso dalle altre organizzazioni presenti all’epoca. Dalle campagne contro le mine anti uomo ne è passato del tempo, ma è rimasta sempre la volontà di andare oltre l’aiuto immediato alle popolazioni colpite dalla guerra: in Emergency c’è un progetto culturale forte che mira all’abolizione della guerra in ogni sua forma ed è questa la base del nostro lavoro».
 
Dal 1994 a oggi, Emergency è intervenuta in 15 paesi, costruendo ospedali, centri chirurgici, centri di riabilitazione, centri pediatrici, posti di primo soccorso, centri sanitari, un centro di maternità e un centro cardochirurgico. Le è mai capitato di visitare uno dei centri? Quali sensazioni ha provato?
«Sì, sono stato in Sudan nei centri di cardiochirurgia e pediatria. La prima cosa che ho pensato è stata: peccato non essere medico. Vedere il personale sanitario operare, dare assistenza continua, spendersi per gli altri mi ha fatto venire ancora più voglia di impegnarmi. Negli ospedali che abbiamo allestito in giro per il mondo garantiamo qualità e livelli di assistenza pari a quelli che dovremmo e vorremmo avere in Italia. L’esempio dell’unico centro italiano è lampante: a Palermo collaboriamo con l’Asl locale nel dare assistenza ai migranti, facendo da mediatori linguistici e culturali, perfettamente integrati con la sanità pubblica».
 
Lo scorso settembre se ne è andata Teresa Sarti Strada, moglie di Gino, presidente e anima dell’associazione per anni. Cosa vi ha lasciato?
«L’errore è pensare che se ne sia andata. Ha lasciato valori forti, percepibili nel quotidiano. Chi l’ha conosciuta, chi l’ha vista ha imparato un modello semplice, ma altrettanto efficace: non perdere tempo, rimboccarsi le maniche e fare. Un’impostazione del lavoro che ha permesso all’associazione di diventare grande».
 
I volontari sono una parte fondamentale di Emergency. Come si può fare per entrare a farne parte?
«I volontari e la loro distribuzione sono una caratteristica unica per le organizzazioni non governative. Abbiamo 200 gruppi in Italia e 4 mila persone che si impegnano nel promuovere l’attività e i valori dell’associazione. Lo stesso Gino Strada ha detto nella riunione a Firenze con i volontari che lui stesso non sa se sarebbe riuscito a lavorare in questa veste: sono persone che spesso non hanno visto cosa fa Emergency nel mondo, ma riescono a convincere altri della bontà del lavoro dell’organizzazione. Lo stesso gruppo di Varese agisce in un’area difficile, fa molto ed è senza dubbio da apprezzare: è una bandiera di speranza».
 
Come fare ad aiutare Emergency?
«Siamo alla continua ricerca di personale medico. I nostri dipendenti sono 2 mila in tutto il mondo, oltre a 500 operatori sanitari. Cerchiamo medici, chirurghi, anestesisti, pediatri, ginecologhe per il centro in Afghanistan, infermieri, logisti e tecnici di supporto. Inoltre si può fare il volontario contattando il gruppo più vicino o ancora dare aiuti concreti a livello economico: in questi anni abbiamo destinato il 94 per cento degli introiti alle nostre missioni, un risultato che ci rende credibili e seri. Si può destinare il 5 per mille a Emergency: non costa nulla e speriamo diventi una legge dello Stato. Oppure si può destinare una quota per un periodo a scelta tramite il Rid: un’ipotesi per noi privilegiata, perché abbiamo attività prolungate nel tempo che necessitano di una base economica sicura sulla quale contare».
 
Venerdì 13 novembre a Varese verrà proiettato il film “Domani Torno a Casa”. Perché è importante?
«Io sono stato con la troupe, li ho accompagnati negli ospedali. Il film racconta due anni passati tra Khartoum e Kabul, tra il nuovo centro cardochirurgico sudanese e il centro chirurgico della capitale afgana. I protagonisti sono due bambini, “attori” protagonisti che hanno vissuto sulla propria pelle la guerra, le perdite fisiche e pratiche, la mancanza di speranza e di possibilità di avere un futuro. Racconta la realtà quotidiana, dà il quadro di quello che succede nelle zone di guerra: bisogna parlarne, riportare il tema della guerra d’attualità, rendendosi conto che la guerra stessa deve essere bandita».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 11 novembre 2009
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