Foscolo: quando la poesia è riflessione sulla vita

Giovedì 26 novembre il ridotto del teatro Sociale di Busto Arsizio, ospita un appuntamento sul carme “Dei Sepolcri”. L’incontro è inserito nella rassegna “Perché tu mi dici: poeta?”, promossa da Educarte e Fondazione comunitaria del Varesotto

«E’ la prima voce lirica della nuova letteratura, l’affermazione della coscienza rifatta […] è una storia dell’umanità da un punto di vista nuovo, una storia de’ vivi costruita da’ morti». Sono queste le parole con cui Francesco De Sanctis, nella sua “Storia della letteratura italiana”, definisce il carme “Dei Sepolcri” di Ugo Foscolo. Il poemetto, composto nell’estate del 1806 e pubblicato nella primavera del 1807 dall’officina tipografica Bettoni di Brescia, sarà al centro della conferenza-spettacolo "…Sol chi non lascia eredità d’affetti/poca gioia ha dell’urna…", in programma alle 21.00 di giovedì 12 novembre presso gli spazi del ridotto “Luigi Pirandello” del teatro Sociale di Busto Arsizio.

Entra così nel vivo la rassegna “Perché tu mi dici: poeta?”, promossa dall’associazione culturale “Educarte”, con il patrocinio e il contributo economico della Fondazione comunitaria del Varesotto: un ciclo di undici incontri sulle più significative avventure in versi di Ottocento e Novecento, inauguratosi lo scorso 29 ottobre con un prologo sui sonetti del seicentesco William Shakespeare, al quale hanno preso parte numerosi giovani, provenienti principalmente dal liceo scientifico “Arturo Tosi” e dal liceo artistico “Enrico Candiani” di Busto Arsizio.  Il nuovo appuntamento, il primo dei tre dedicati alla lirica nella stagione dell’ultimo Illuminismo e del Romanticismo, analizzerà il carme "Dei Sepolcri", testo formato da duecentonovantacinque endecasillabi sciolti, che si configura come un’epistola rivolta dallo scrittore di Zante all’amico poeta Ippolito Pindemonte, autore di un poemetto in quattro libri dal titolo “I cimiteri” .

Occasionato dall’editto napoleonico di Saint-Cloud (1804), con il quale si prescrivevano, per ragioni igieniche e di egualitarismo sociale, le sepolture in fosse comuni, lontane dalle mura cittadine, il carme foscoliano si configura come un’interrogazione sul senso del vivere e del perire: all’idea materialistica della morte come «nulla eterno», già descritta nel sonetto “Alla sera” (1803), viene contrapposta la cosiddetta «religione delle illusioni», secondo la quale le tombe sono utili ai vivi, in quanto vincoli materiali di affetti, espressioni dell’umano incivilimento ed emblema delle tradizioni civili e delle glorie di un popolo, garanzia, dunque, di identità nazionale e fondamento etico della coscienza collettiva.    
«Il testo verrà analizzato tenendo conto anche dell’humus culturale nel quale nacque. Per questo motivo, verranno interpretate anche altre opere di Ugo Foscolo: alcune pagine delle “Ultime lettere di Iacopo Ortis”, i sonetti “Alla sera”, “A Zacinto”, “In morte del fratello Giovanni” e “Solcata ho fronte”», spiega Delia Cajelli. «Non mancherà –racconta ancora la regista- un riferimento alla letteratura greca, fonte del carme “Dei Sepolcri”, della quale verranno presi in esame i “Dialoghi dei morti” di Luciano di Samosata e alcune pagine di Omero sul mito di Cassandra».

La rassegna proseguirà con altri due appuntamenti dedicati alla lirica ottocentesca: “…fu vera gloria?Ai posteri/l’ardua sentenza: nui chiniam la fronte al Massimo/Fattor…” sulle odi civili di Alessandro Manzoni e “Sempre caro mi fu quest’ermo colle…” sui canti di Giacomo Leopardi, in cartellone rispettivamente giovedì 26 novembre e il 14 gennaio 2010, sempre alle 21.00.
Il costo del biglietto è di euro 8.00 per l’intero ed euro 6.00 per il ridotto, riservato a giovani fino ai 21 anni; ultra 65enni; militari; soci TCI (previa presentazione della tessera nominale), Cral, biblioteche, dopolavoro e associazioni con minimo dieci persone. Informazioni su www.teatrosociale.it o al numero 0331 679000.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 12 novembre 2009
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