“Hanno ammazzato la figlia del Gel”

Nella serata le voci nel quartiere si rincorrevano. La donna era conosciuta in paese

«Ma chi? La signorina? Cos’è successo alla signorina?». La chiamavano “la signorina”: nonostante i suoi 82 anni Carla Molinari era conosciuta così a Sant’Andrea. Un reticolo di vie strette fra un fornaio e la strada che porta a Besozzo. Ci sono una scuola, una biblioteca. Case popolari e ordinate residenze con giardino, che si intervallano tra la via Dante e il vicolo Besozzo.
Carla Molinari, classe 1927 (nella foto, scattata alcuni anni fa), stata a lungo in Francia: la madre veniva da lì. Non si era mai sposata, e questo le valse il nomignolo che in altri tempi si continuava a dare alle donne nubili. Parlava francese, e della Francia, in famiglia, avevano tenuto piccole abitudini anche per la vita di tutti i giorni, come quella di trasformare un bagno nella salle de bain, con sanitari divisi dal resto.
Il padre, invece, era di Cocquio Trevisago. Si chiamava Angelo, lo chiamavano “Il Gel”. Proprio come quello che si mette sui capelli, ma un diminutivo del dialetto. In tanti, nella zona, conoscevano difatti Carla Molinari come “la figlia del Gèl”. I vicini del vicolo per Besozzo, che abitano ai piani alti del vecchio palazzetto, hanno assistito alla scena dei soccorsi dopo essersi affacciati per via delle sirene, suonate attorno alle 21.30 dalle ambulanze e dall’automedica arrivate in pochi minuti da quando è stato dato l’allarme.omicidio cocquio trevisago carla molinari
In tanti si chiedano cosa sia accaduto: non tanto i particolari che a sera ancora non si conoscono, quanto la possibilità che qualcuno sia riuscito ad entrare nell’abitazione. “Quella casa è inespugnabile” dicono vicini e conoscenti. La donna, dopo aver subito un tentativo di furto anni fa, e per via del fatto che abitava sola, fece mettere delle grate in metallo alle porte e una serie di inferriate alle finestre.
A parte l’enormità dell’accaduto per un paese come Cocquio Trevisago, nella zona non si segnalano fatti eclatanti: furti nelle abitazioni come avviene un po’ dappertutto. Buona convivenza con immigrati soprattutto dal Marocco, che lavorano nelle tante aziende a conduzione famigliare che ci sono nei paraggi. Ciò che è accaduto è tutto ancora da chiarire: la “figlia del Gel” era una persona distinta che conduceva una vita solitaria e autosufficiente.
Andava a fare la spesa e parlava coi vicini: una persona normale che ha fatto una fine che nessuno, tra le stradine del paese, ha mai immaginato potesse accadere alla vicina di casa.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 06 novembre 2009
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