Iacchetti: «Io e Gaber, stesso “naso” per la musica»

L'artista luinese si racconta nella veste di musicista. Sabato 7 novembre, alle 12, sarà alla Casa del Disco per presentare il suo «Chiedo scusa al Signor G»

Enzo Iacchetti canta GaberUna veste insolita per chi è abituato a vederlo tutte le sere su “Striscia la notizia”, eppure la canzone è sempre stata una sua passione. Enzo Iacchetti, conosciuto per lo più nella veste di comico e attore, si presenta al pubblico come interprete delle più famose canzoni di Gaber e domani, sabato 7 novembre, sarà alla Casa del Disco di Piazza Podestà per presentarlo di persona, introdotto dalla giornalista Silvia Larizza. Nato dalla stima e dall’affetto che Iacchetti ha sempre riservato a Gaber, il disco prende il titolo "Chiedo scusa al signor G" e presenta undici tracce rivisitate assieme alla Witz orchestra, lasciando un’impronta musicale che mostra la giusta mistura di rispetto e nostalgia per l’artista scomparso. «Era da anni che volevo fare un lavoro su Gaber, – spiega Iacchetti - ho sempre rimandato perché avevo il timore di fare cover normali. Alla fine ho avuto l’idea di contaminare queste canzoni con suoni più vicini alla nostra attualità. È venuto un disco nuovo che nonostante tutto non ritengo una cover».

Come ha scelto i brani da inserire in questo cd?
«Ho scelto le più famose, quelle legate al primo periodo televisivo. È il Gaber riconoscibile con brani come «Barbera & Champagne», «Torpedo Blu» passando per «Ma pensa te» e «Porta Romana». Ho scelto questi brani per rendere subito l’idea di quello che volevo fare».

Com’è stato rivisitare le canzoni di un’artista come Gaber?
«Se non l’avessi conosciuto non l’avrei fatto. Non perché vuole essere un affronto, ma ho voluto ricordarlo scherzando con le sue canzoni, ho voluto metterlo sulla copertina del disco e sono sicuro che se fosse qui mi farebbe i complimenti. Il mio intento è quello di farlo scoprire a chi non lo conosce e di non farlo dimenticare».

Nella canzone di Gaber, convivono teatralità e aspetti comici. Il suo progetto musicale ha questi aspetti?
«Nel disco non ci sono i brani che Gaber dedicò al teatro, ma anche quando cantava riusciva a manteneva un aspetto di interpretativo forte. Io ho voluto prendere solo la parte musicale. Teatralmente non è imitabile, musicalmente io e altri abbiamo cercato di fare qualcosa».

Gaber è stato cantautore, attore, comico e commediografo, anche lei lavora a tutto tondo nel mondo dello spettacolo. Ritrova delle somiglianze con lui?

«Il naso. La figlia di Gaber dice che glielo ricordo molto, soprattutto quando era giovane. Trova somiglianze nella voce e nelle movenze, ma probabilmente lo dice perché mi vuole troppo bene».

Lei ha iniziato al Derby, Gaber raccontava Milano all’Italia. Secondo lei oggi si può ancora parlare di una tradizione comica, teatrale o cantautorale legata alla città?
«Molto meno. La vecchia Milano va sparendo, i veri milanesi non ci sono più. Dove si beveva barbera e champagne, oggi c’è l’happy hour. Sono cambiamenti dovuti al tempo, oggi è la Milano all’Expo, quella che si sta costruendo e non sappiamo dove andrà. In questo anche il teatro e il cabaret sono cambiati».

Qual è il ricordo che più la unisce al grande Signor G.?
«Le cene con lui dopo gli spettacoli. Mi piaceva chiacchierare con lui, vedere il mondo tramite i suoi racconti, quelli che portava anche in teatro. Io gli chiedevo consigli come uno zio fa con il nipote. Per me era come un padre putativo».

Da sempre partecipa anche al Festival Gaber di Viareggio…
«Si, lo presento da tempo ed è diventato un appuntamento fisso per tutti i “gaberiani”. Hanno partecipato grandi nomi della canzone e del teatro. Ogni anno lo ricordiamo così».

Ha collaborato anche a Comicanti, un disco curato da Giangilberto Monti dove vengono rivisitate brani della comicità musicale italiana…
«Si, in quel disco porto «I borghesi». Mi piaceva il progetto, conosco da anni Giangilberto ed inoltre il ricavato andrà in beneficenza (all’organizzazione internazionale umanitaria "Medici Senza Frontiere" ndr)».

Un brano è cantato con Martino, suo figlio. Vuole seguire le sue orme?
«Martino è intenzionato a fare l’attore, sta studiando ed io non gli ho mai imposto nulla. Canta molto bene e, siccome per il brano “Una fetta di limone” avevo bisogno di una terza voce, gli ho chiesto di farlo ed è stato molto bravo».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 06 novembre 2009
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