Il dilemma degli investigatori: «Perchè tanta ferocia?»

La polizia ha raccolto tutti i racconti dei testimoni, interrogati nella notte accanto alla scena del delitto di via Dante Alighieri

«Non aveva ancora fatto testamento, ne avevamo parlato qualche mese fa perchè lei non ha eredi diretti, in fondo stava bene di salute e non aveva idea che potesse succederle qualcosa». Emma Brunella, è la vicina di casa che, insieme alla signora Eva Pareti, cugina della vittima, ieri sera intorno alle 22 ha chiamato il 118. È stata interrogata a lungo nella notte, perchè è la donna che aveva le chiavi della casa di Carla Molinari, assassinata a coltellate ieri sera. «Le facevo compagnia, la aiutavo a fare la spesa e anche stamattina ci siamo viste tra le 10 alle 11, mi diceva che avrebbe voluto raccogliere le foglie del giardino e dare una pulita».
Sono gli ultimi episodi di vita quotidiana di Carla, una donna sola ma in buona salute, con delle amicizie selezionate ma socievole, senza particolari motivi di astio con persone o famiglie del posto: «Anzi, era distinta e si faceva volere bene, era abitudinaria, e chiudeva sempre la persiana dopo le 18, è per questo che vedendo la finestra ancora aperta e con la luce accesa, mi sono insospettita. Alle otto meno un quarto mi ha chiamato la sua amica del cuore, una donna di 80 anni a cui telefona tutti i giorni, e mi ha chiesto di andare a vedere se era successo qualcosa perchè non rispondeva al telefono. Ma quando sono arrivata sull’uscio, e ho visto che la porta non era chiusa chiave, io e la Eva sua cugina, ci siamo spaventate. Il figlio della signora, che era con noi, ha fatto il giro della casa. È andato sul retro e dalla finestra ha visto che la Carla era stesa a terra».
 
Le indagini si basano principalmente sui rilievi della scientifica, in una scena del delitto particolarmente cruenta e che ha lasciato sgomenti gli stessi investigatori, con particolari raccapriccianti. Nei giorni scorsi nessuno aveva avvicinato la donna o almeno lei non aveva fatto parola con nessuno di preoccupazioni. Non aveva figli, non si era sposata: «Possedeva la villetta di via Dante a Cocquio, il piccolo prato accanto alla casa e alcuni boschi in montagna» dice chi la conosceva bene. La casa è però grande e il giardino male illuminato, una donna sola di quella età potrebbe essere stata un facile obiettivo per una rapina fatta da gente senza scrupoli. Al momento, però, non si esclude anche dell’altro, e nel groviglio di domande che si fanno gli inquirenti si fa strada persino l’ipotesi di una macabra messa in scena pur sottolineando che si tratta di supposizioni davvero premature.
 
La polizia scientifica ha lavorato nella notte e ispezionato tutta la casa e il giardino. I testimoni sono stati ascoltati subito, alcuni persino in un furgoncino della polizia locale davanti al cancello della villetta, dove gli ispettori hanno verbalizzato in serata le dichiarazioni, andando anche a reperire un pensionato che abitualmente tagliava il giardino accanto alla casa. La squadra mobile ha cercato di avere informazioni a caldo su possibili passaggi sospetti di persone nei giorni scorsi che potrebbero avere tenuto d’occhio la donna.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 06 novembre 2009
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