Il fascino della Ostalgie

Un viaggio in solitaria di dodici giorni tra i musei e la vita della città riunificata e della Ex Ddr

berlino L’idea di andare a Berlino era nata alle 5 di mattina, in fondo a una notte bianca varesina. Per un pò di tempo avevo rimuginato su questa idea, poi una sera d’agosto prenotai improvvisamente il volo che sarebbe partito appena 24 ore dopo.
Dodici giorni, da solo, in una città sconosciuta e senza conoscere neppure la lingua. Berlino però mi ha accolto a braccia aperte. La gente è estremamente rilassata e non vuole noie (sarà perchè hanno sofferto l’umiliazione di aver perso due guerre mondiali e conosciuto entrambe le dittature, quella nazista e quella comunista). Berlino non è Germania, è un non-luogo tentacolare, dove la vita è estremamente facile, dove tutti usano i mezzi pubblici (il tasso auto-abitanti è tra i più bassi in assoluto in Europa, appena 317 automobilisti ogni 1000 abitanti), dove le piste ciclabili esistono, il costo della vita e degli immobili è bassissimo, ci si sente sicuri e non è raro vedere ragazze passeggiare da sole o prendere la metropolitana anche a tarda sera. Sarebbe un formidabile modello per città come Milano che però sono molto, troppo vicine a modelli… sudamericani. Tantissimi italiani (anche varesini) vi si sono trasferiti (spesso per sfuggire alla disoccupazione cronica) e ne sono soddisfattissimi, tanti altri ci tornano periodicamente come turisti.

berlino Ma quello che mi ha più affascinato è stata proprio la "ostalgie", ovvero la nostalgia per la Germania Est, direi tutt’altro che immotivata. I tedeschi hanno un orribile rapporto con il loro passato, tanto da aver recentemente distrutto il vecchio palazzo della repubblica democratica (adesso ciò che resta è una spianata di fianco al Duomo). Tanti, però, sentono la mancanza di quello stato che non esiste più e in cui sono cresciuti, con dei valori, una moda, delle abitudini. Allora ecco riemergere l’omino della sabbia (Sandmannchen), popolare cartone animato (cosa fareste se scomparisse Topolino domani?), le bevande (ci sono diverse riproduzioni della cola della DDR, oltre a varie gassose), le sigarette Karo, i cetrioli dello Spreewald (portati alla ribalta dal film "Goodbye! Lenin"), vari oggetti casalinghi e ovviamente l’Ampelmann, il semaforo pedonale della Germania Est. È un fenomeno interessante, che non ho mancato di approfondire visitando diversi musei. Oltre a quello sulla DDR abbastanza "divertente" sullo Spree in Karl-Liebknecht Strasse c’è il meraviglioso museo della Stasi, allestito nella sua vecchia sede in Ruschestrasse (vi hanno girato molte scene del film "Le vite degli altri") è assolutamente da non perdere. Il museo senza dubbio più interessante in assoluto è quello sulla Germania democratica di Dresda: auto, moto, tonnellate di oggetti accatastati e riproduzioni di salotti, studi medici, parrucchieri, negozi.
Cosa mi piace della DDR? Senza dubbio la sobrietà in tutto: abitazioni, vestiti, arredi, stile di vita, consumi; era stupenda anche l’attenzione alla cultura e il fatto che a chiunque fosse data la possibilità di studiare (ci sono testimonianze di svizzeri tedeschi che emigrarono in Germania Est perchè lì potevano permettersi di studiare mentre in Svizzera no); ad esempio, a Lipsia vi è un enorme grattacielo che era stato costruito per ospitare l’università e il campus: immaginate se a Milano facessimo lo stesso!
La DDR aveva un suo stile affascinantissimo.
Che poi non si potesse criticare il governo ai tavolini di un bar, è un altro discorso.

Vi lascio con il più grande successo ""pop"" della DDR: wie ein stern
http://www.youtube.com/watch?v=BaXAxB8RIW0

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 10 novembre 2009
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