Kartell, sessant’anni costruiti sull’innovazione

La sua storia è un percorso di rivoluzioni fatte di creatività e ricerca di nuovi materiali. Sarà tra le protagoniste della Settimana della cultura d'impresa

kartell Kartell oggi è sinonimo di design innovativo e creatività. Ma la sua storia parte da lontano, esattamente sessant’anni fa. L’azienda italiana dell’arredamento è l’esempio di una scelta coraggiosa orientata alla ricerca continua di nuovi prodotti e materiali. La sua storia, insieme a quella di tanti altri marchi di successo, sarà raccontata nel corso della settimana della cultura d’impresa in programma dal 13 al 22 novembre. L’azienda è stata fondata nel 1949 dall’ingegnere chimico Giulio Castelli, con l’intento di “produrre oggetti che avessero  caratteristiche innovative, intese come applicazione di nuove tecnologie produttive, rivolte all’economia del materiale e all’efficienza del processo”. L’attività è iniziata con la produzione di autoaccessori, casalinghi, apparecchi d’illuminazione e articoli da laboratorio.

Innovazione nei prodotti e nei processi - Sin dalle origini Kartell si avvale di un approccio del tutto innovativo per la progettazione dei propri articoli basato sulla ricerca tecnologica e sul design, essenziali per affrontare “il progetto delle materie plastiche” che a differenza dei materiali naturali, si presentano prive di un’identità visibile prima della lavorazione. Il primo prodotto “made in Kartell” viene lanciato nel 1950: si tratta del Portasci disegnato da Carlo Barassi e Roberto Menghi e realizzato in collaborazione con Pirelli. 

kartell La rivoluzione della plastica – La vera e propria rivoluzione avviene tuttavia con l’introduzione delle materie plastiche nell’ambiente domestico: nasce nel ’51 il Settore Casalinghi: i pezzi più esemplificativi del design Kartell degli anni cinquanta sono infatti i casalinghi di Gino Colombini, responsabile in quegli anni dell’ufficio tecnico Kartell, che trova la “giusta forma” per i nuovissimi materiali e crea oggetti capaci di unire l’utile al bello e di contribuire al cambiamento del paesaggio domestico in atto.

La nascita delle divisioni – Nel 1958 nasce il Settore Illuminazione. Inizialmente con la produzione di lampade che sfruttano il brevetto inglese Rotaflex e in seguito con quelle della Linea KD realizzate secondo i procedimenti industriali di stampaggio ad iniezione in materia plastica, Kartell sviluppa nuove brillanti soluzioni funzionali e ambientali per l’illuminazione domestica. La lampada 4006 di Achille e Piergiacomo Castiglioni, esemplare per la sua semplicità formale, è la prima sospensione realizzata; con le sue caratteristiche di leggerezza ed infrangibilità, la 4006 apre la strada ad una produzione che dura vent’anni, dal 1958 al 1981 e che vede il coinvolgimento di maestri come Giotto Stoppino,

Marco Zanuso e Joe Colombo. L’apertura del settore dedicato agli articoli per laboratorio di Kartell avviene nel 1958, quando l’azienda ha già raggiunto un’approfondita conoscenza delle materie plastiche, riconosciuta anche dai numerosi premi ottenuti per la qualità dei suoi prodotti. 
 
I primi riconoscimenti - Kartell è stata premiata da cinque Compassi d’Oro, dalle Medaglie della dodicesima e tredicesima Triennale e dal Design Award Interplast di Londra, nel 1963 Kartell avvia la produzione di prodotti d’arredamento in plastica. Nel corso degli anni sessanta, con l’affermazione internazionale del design italiano e milanese in particolare, Kartell consolida la propria identità esplorando la versatilità dei materiali ed avvalendosi del contributo di designer esterni come Giotto Stoppino, Marco Zanuso e Joe Colombo. Nel 1964, la notissima sedia per bambini 4999 disegnata da Marco Zanuso e Richard Sapper è la prima sedia al mondo in plastica; combinabile, smontabile, facilmente pulibile e dalla forma morbida e semiavvolgente, ottiene un grandissimo successo. Alla fine del decennio Kartell produce oggetti d’arredo sorprendenti come i mobili componibili che, seguiti dalle fioriere, sono nuove tipologie d’arredo inventate da Anna Castelli Ferrieri per rispondere ai diversi comportamenti che si stanno diffondendo nei modi di abitare.

kartell Gli anni Ottanta - Negli anni ottanta, con la direzione artistica di Anna Castelli Ferrieri, i mobili Kartell conciliano la logica industriale e l’approccio “high technology” con le suggestioni del post modernismo; nascono prodotti di come il tavolo 4300, il primo tavolo di dimensioni consistenti interamente stampato ad iniezione, e la sedia 4870 impilabile all’infinito. Nel 1988, alla soglia dei settant’anni, Giulio Castelli passa il timone al genero, Claudio Luti, che rileva il Marchio. Rivedendo il catalogo nel rispetto del DNA Kartell, Luti concentra la sua strategia sul prodotto, portando avanti una ricerca sul progetto basata sulla qualità, privilegiando la percezione tattile e sonora delle superfici e avvalendosi della collaborazione dei più rinomati designer internazionali, primo fra tutti Philippe Starck, un fruttuoso sodalizio che ha generato forme e prodotti innovativi, grazie al pragmatismo e l’intuizione imprenditoriale di Luti e al genio creativo del celebre designer francese. Negli anni successivi Luti raccoglie intorno a sé un team creativo di designer internazionali – Philippe Starck, Ron Arad, Antonio Citterio, Vico Magistretti, Enzo Mari, Alberto Meda, Paolo Rizzatto – che ha costruito con Kartell un feeling particolare attraverso il dialogo e il continuo scambio di idee sui progetti fino a stabilire un perfetto equilibrio tra l’esperienza progettuale dei designer, le potenzialità e le esigenze dell’azienda.

L’era delle sedie trasparenti – A partire dal 2000 è protagonista la trasparenza: dopo anni di ricerca e grazie a un’innovazione rivoluzionaria, Kartell è la prima azienda al mondo ad utilizzare il policarbonato per produrre oggetti di arredo. Il risultato è La Marieuna sedia completamente trasparente dal design moderno e minimale. Da questo momento Kartell sviluppa e approfondisce il tema della trasparenza che l’ha resa unica e originale, prosegue la ricerca nello studio delle superfici, partendo dall’uso di tecnologie nuove e materiali performanti.

 


di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 12 novembre 2009
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