“L’alibi di Piccolomo non regge”

Ha detto che era a casa all'ora in cui fu commesso l'omicidio ma il cellulare lo smentisce. E' il lato debole della sua difesa, insieme ai graffi sulla faccia

Giuseppe Piccolomo, prima del delittoHa detto che era a casa a Ispra all’ora del delitto e invece il suo cellulare è stato intercettato a Cocquio Trevisago.  Le prove che inchioderebbero Giuseppe Piccolomo, l’imbianchino accusato del delitto di Carla Molinari, cominciano a emergere durante l’interrogatorio decisivo, la notte tra mercoledì 25 e giovedì 26 novembre, in questura. L’omicidio è stato commesso alle 14 e non alle 18 come è stato scritto fino a quel momento dai giornali. E’ un particolare che sanno solo gli inquirenti, gli ispettori chiedono a Piccolomo dov’era a quell’ora, lui afferma che era a casa. La sua versione è però smentita – secondo le accuse –  dal segnale del suo cellulare che compare, prima spento e poi acceso, in zona, in orario compatibile con quello della morte.
E’ la concordanza di cui parlano gli inquirenti al momento del fermo: il presunto omicida e la vittima erano nelle vicinanze. La conosceva, come ammette nell’interrogatorio. Viene indagato indagato a piede libero, e gli viene assegnato un avvocato d’ufficio. Il tenore dell’interrogatorio cambia. Qualche ora dopo arriva il fermo di polizia. Piccolomo ora si trova in carcere, e lunedì sarà interrogato dal gip.
Altri indizi importanti: Pippo, come tutti lo chiamano, ha dei graffi in faccia che tenta di occultare con la barba.  C’è poi la testimone che lo vede rovesciare un posacenere in un sacchetto, proprio il 5 di novembre, la mattina. Un’operazione che poi viene rintracciata nelle immagini delle telecamere del centro commerciale, 54 ore di registrazioni che i titolari forniscono alla squadra mobile e che saranno visionati giorno e notte in questura. L’operazione dei mozziconi – sempre secondo questa ricostruzione di stampo accusatorio ma ancora tutta da provare – è la prova che l’uomo ha premeditato l’omicidio. Agisce con i guanti, in un momento solo, non lascia una sola impronta. E così accadrà anche nella casa, dove non ci sono tracce ne’ di dna né di impronte digitali, tranne quelle che presumibilmente sono della Il fermo di Giuseppe Piccolomo in questuravittima. Ma la cui ricostruzione è impossibile perchè l’assassino si è portato via le mani. La messa in scena è diabolica, i mozziconi sono senza cenere, ci sono sì delle impronte ma non è chiaro di chi siano. Ve ne sono alcune di un piede piccolo, ma non solo e non abbastanza per inchiodare qualcuno. 
Il movente del delitto, tuttavia, è ancora tutto da chiarire. Si ipotizzano i soldi, e si batte la strada di una volontà di punire la donna per un prestito negato. Di certo Piccolomo aveva un bisogno disperato di denaro. Ora, si sta scavando nel suo passato, a partire dalla morte misteriosa della moglie che bruciò viva in auto nel 2003, mentre era in auto con il marito, a seguito di un incidente stradale. Si cercano ancora le mani ma difficilmente salteranno fuori. C’è però un‘ultima speranza: che alla polizia si presenti qualcuno che finora non ha raccontato tutto quello che sa.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 28 novembre 2009
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